Light Design. Marino Cagnatel: matita e carta da lucido
- Fenice, disegnata per Metal Lux Immagine 1
- Papillon, disegnata per Flaver Immagine 2
- Venus, disegnata per Flaver Immagine 3
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 4
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 5
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 6
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 7
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 8
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 9
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 10
- Schizzi di Marino Cagnatel Immagine 11
L'otto marzo scorso è morto Marino Cagnatel, “designer di lampadari”, come si definiva sempre lui dietro i Ray-Ban perennemente addosso.
di Marco Cagnatel
Era nato nel 1945 a Venezia, diplomatosi all'Istituto d'Arte, si era avventurato nella progettazione di lampadari perché il padre, tornitore in lastra, collaborava con una piccola fabbrica nel veneziano. Comincia la professione da dipendente, ha la fantasia e l'intuito del designer e la manualità dell'artigiano. Riconosce le cose belle, è un esteta per formazione e per indole, ma sa anche che per progettare qualcosa, qualsiasi cosa, devi conoscere la materia di cui è composta, la sua consistenza, i suoi limiti. Progettare lampadari vuol dire interpretare la luce. Il progetto di ogni singolo pezzo è in rigorosa scala 1/1, ogni singolo particolare tecnico è evidenziato, descritto, “risolto” diceva, perché chi si trova in officina con il progetto in mano non deve incontrare problemi. Dopo poco tempo il titolare nemmeno mette più la testa dentro al suo ufficio: troppa confusione, troppi schizzi, progetti, rotoli di carta da lucido, troppi “prototipi” che realizza lui stesso nell'officina dell'azienda, troppo cartoncino. Sì, cartoncino, che assume forme e curve impossibili, perchè “Le idee nascono sempre sulla carta”, dice, ma solo i designer vedono già il potenziale di un prodotto sulla carta, spesso per gli altri ci vuole qualcosa di più “solido”, “in 3D” si direbbe oggi. All'epoca, però, non c’erano computer, non c'erano software: ci sono le idee e la materia, unite sulla carta dalla matita.
Conosce le diverse lavorazioni del vetro e dei metalli. È artigiano in questo. Sa che un progetto, un'idea, per essere veramente tale, deve essere realizzabile in concreto.
Cagnatel, però, è anche artista e, come tale, libero. Decide, quindi, di mettersi in proprio, si ricava un piccolo studio in una stanza a casa e diventa libero professionista. Quella libera professione che ti fa stare davanti al tecnigrafo dalle 6 di mattina alle 8 sera. Quella libera professione che è passione per il lavoro che fai.
Lavora per lo più con ditte italiane, collabora con Murano e le sue numerose vetrerie (Oma, Sylcom, Starlight, Metallux, Flaver, Effetre). Non si lega mai a uno stile unico, il mercato, chi è del settore lo sa, è fatto di mode, di periodi, di classico e di moderno, di vetro e di metallo. Il mercato è in continuo cambiamento e, periodicamente, si satura. Spesso chi si rivolge a lui chiede un consiglio su “cosa andrà e cosa no”, lui suggerisce, senza mai imporsi, insistere o alzare la voce, non è nel suo carattere farlo. Non sempre lo ascoltano, quasi sempre sbagliano. Inizia a collaborare stabilmente con diverse aziende e gli arrivano le prime proposte di “esclusiva”. Non accetterà mai. Collaborare solo con un'azienda sarebbe troppo simile a esser di nuovo dipendente, significherebbe lavorare fuori dal suo studio, da casa sua, dalla sua confusione, dalla sua libertà. Comporterebbe conoscere i clienti che chiedono chi sia il designer del prodotto, “pubblic relations”, immagine, inutili riunioni di presentazione. Forma e formalità. Non fa per lui.
Non è il suo mondo. Lui è artista, è libero e se deve spiegare la sua opera, la spiega in officina a chi deve realizzarla, lucido in scala 1/1 davanti. Perchè loro capiscono, loro “vedono”, sono artigiani, come, in parte, è anche lui.
Cerca sempre il nuovo, il diverso, spesso gli chiedono di copiare questo o quello. Non lo fa. Mai. Copiare è facile, lo lascia fare agli altri.
“Scopre” le calamite, impazzisce per trovarle nei negozi di ferramenta e, quando le trova, inizia a sperimentare a casa, nel suo studio. Schizzo su carta da lucido, cartoncino e calamite: obsoleti e incredibili modellini tridimensionali di lampade nell'era del computer. Dall'idea nascono diverse serie di lampadari: hanno successo, si vendono al tempo. Si vendono ancora.
Davanti ai primi schizzi tridimensionali eseguiti da altri al computer ne riconosce l'effetto scenico: alcuni gli rimproverano di non essere al passo con i tempi. Gli schizzi sono bellissimi, realistici, già ambientati in salotti o camere virtuali. Lui, antico designer da carta da lucido, si permette di chiedere come si farà a far fare quella curva al vetro. Nessuno risponde. Disegni virtuali di idee virtuali, destinate a rimanere tali se non si conosce la materia.
Arrivano anni difficili, anni di crisi. Sono anni in cui la chiave per sopravvivere nel mercato sta proprio nell'innovare, nel cambiare, nel ricercare il “nuovo”, il “diverso”, ma non tutti lo capiscono, solo le grandi realtà aziendali possono permettersi il “rischio”: perchè il “nuovo” è sempre un rischio.
Per gli altri è molto più facile guardarsi intorno, vedere cosa si vende, cosa funziona e “far qualcosa sul genere...”, dicono in tanti. “Copiare”, dicono alcuni. In ogni caso, per operazioni del genere, non serve un progettista, non serve un designer. I contatti si perdono, la crisi è forte e non guarda in faccia nessuno.
La pensione è ormai alle porte. La malattia anche. Marino Cagnatel, “designer di lampadari”, se ne va a 66 anni, senza tanti discorsi, com'era lui, senza che nemmeno il “mondo dei lampadari” in cui aveva lavorato per quasi 40 anni se ne accorga.
Ma chi fa questo mestiere lascia sempre un'eredità. Un eredità fatta di linee, di idee. Nel suo caso idee “illuminanti”, a volte illuminate, nelle case e negli uffici di tutti i giorni. Idee nate in modo antico, dalla mina di una matita che correva su carta da lucido.
Nell'immagine di apertura, Icaro, lampada a sospensione disegnata da Marino Cagnatel per Metal Lux
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