Neon lighting, al Macro illuminazione ed energia nel linguaggio dell'arte
- Massimo Uberti (1966). Abitare, 1999, neon, filo di acciaio, 200 x 200 x 220 cm. Courtesy Massimo Uberti Immagine 1
- Stefan Brüggemann (1975). No in 12 different colours, 2009. neon colorati, 145 x 140 cm, courtesy Stefan Brüggemann. Foto Giorgio Benni Immagine 2
- Joseph Kosuth (1945). Neon, 1965. Neon bianco, 10 x 35 cm, courtesy Joseph Kosuth, Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli. Foto Marc Domage Immagine 3
- Bertrand Lavier (1949). Ifafa V (Stella), 2008. Neon viola e verde, 191,8 x 348 x 16,5 cm courtesy Yvon Lambert, Parigi. Foto Giorgio Benni Immagine 4
- Marcello Maloberti (1966). Amen, 2012. Neon rosso, 25 x 100 cm. Courtesy Marcello Maloberti, Galleria Raffaella Cortese, Milano Immagine 5
- Mario Merz (1925 ? 2003). La spirale appare, 1990. Fascine, ferro, giornali, neon, 400 x 2400 x 600 cm, Collezione del Centro per l?Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato. Foto Giorgio Benni Immagine 6
- Andrea Nacciarriti (1976). R. I. P. (landscape), 2009. Neon in disuso, dimensioni variabili, Collezione La Gaia, Busca. Courtesy Galleria Franco Soffiantino,Torino Immagine 7
- Jason Rhoades (1965 ? 2006), Untitled, 2004, struttura in alluminio, 48 neon, cavi, trasformatori, tessuto, tavolo, panchina, libro, 300 x 500 x 500 cm, Frank Cohen Collection. Foto Giorgio Benni Immagine 8
- Jamie Shovlin (1978), Untitled (The Last Resort), 2007, neon blu, 100 x 200 cm. Collezione Calabresi, Roma. Courtesy 1/9 unosunove arte contemporanea, Roma Immagine 9
La mostra "NEON. La materia luminosa dell'arte" al MACRO di Roma.
di Clara Lovisetti
"Tell me, is it the crack of the pool balls, neon buzzing
Telephone's ringing, it's your second cousin
Is it the barmaid that's smiling from the corner of her eye
Magic of the melancholy tear in your eye"
Così canta Tom Waits nella sua "Stumbling onto the heart of Saturday night" e ci sembra di avvertire quell'atmosfera da bar non certo di lusso, con la sua insegna al neon attraversata da qualche momentaneo sfarfallìo che proietta "macchie" di luce colorata sui giocatori al biliardo e la barista ammiccante.
Inventato nel 1910 da Claude, il neon è stata si può dire la prima luce elettrica colorata della storia e vide il suo debutto applicativo proprio in una insegna, per il negozio di un barbiere, dando inizio così all'era della pubblicità spettacolo.
"Con le insegne se ne va la nostra Broadway", scrisse infatti Guido Vergani nel 1999 sul Corriere della Sera, all'indomani dello smantellamento delle pubblicità luminose sulla facciata di Palazzo Carminati in Piazza del Duomo a Milano, paragonando le installazioni nostrane a quelle della famosa strada newyorkese che con Times Square è una apoteosi di luci. Fu infatti soprattutto nei due decenni precedenti la seconda guerra mondiale che il neon conobbe uno sviluppo esponenziale negli Stati Uniti, in particolare nella città di Las Vegas, le cui elaborate e fantasiose insegne, oggi in gran parte sostituite dai Led, si possono considerare l'icona della neon lighting.
Proprio per le sue potenzialità linguistiche, materiche e concettuali il neon è uno dei medium espressivi preferito da moltissimi artisti. Un'occasione per riscoprire questa luce affascinante la offre ora la rassegna "NEON. La materia luminosa dell'arte" in programma sino al prossimo 4 novembre al museo MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, curata da David Rosenberg e Bartolomeo Petromarchi, in partnership con Enel che celebra con l'evento i suoi 50 anni.
L'allestimento segue un percorso tematico che prende in esame le diverse prospettive con le quali gli artisti hanno affrontato la materia "neon", dove all'analisi puramente linguistica è affiancata la ricerca sulle potenzialità architettoniche e urbane, oppure il segno geometrico al contenuto politico e sentimentale.
In mostra, anche negli spazi esterni, troviamo così una settantina di opere al neon di oltre cinquanta artisti internazionali dagli anni Quaranta sino a oggi. Si spazia dai grandi maestri dei decenni passati, alcuni scomparsi, come Dan Flavin, Joseph Kosuth, Maurizio Nannucci, Mario Merz, Francois Morellet e Bruce Nauman, per arrivare sino a Tracey Emin, Alfredo Jaar e Jason Rhoades, tanto per citarne alcuni.
Per questa edizione italiana i curatori hanno voluto esemplificare anche la naturale propensione dell’arte italiana verso questo tipo di materiale, che ha visto artisti del calibro di Lucio Fontana – nato in Argentina ma da genitori italiani – cimentarsi con il neon nella famosa installazione per la Triennale di Milano.
Accanto quindi ad artisti che operarono negli anni Sessanta come Maurizio Nannucci, Mario Merz e Pierpaolo Calzolari, troviamo opere di contemporanei che continuano a reinventare con il neon come Maurizio Cattelan, Vedovamazzei, sino ad arrivare ai più giovani Flavio Favelli, Piero Golia e Riccardo Previdi.
Il progetto espositivo, che esplora il concetto di luce ed energia nel linguaggio dell’arte, come già accennato, è stato realizzato con il sostegno di Enel. Con questa scelta l'azienda riconferma il proprio sostegno all’arte e alla cultura nelle sue diverse forme ed espressioni. Da tre anni infatti il museo MACRO collabora con questa azienda che ha scelto di sposare il linguaggio dell’arte contemporanea, sia attraverso l'ideazione del progetto Enel Contemporanea, sia lavorando a fianco di importanti istituzioni.
Nell'immagine di apertura Maurizio Nannucci (1939), The Missing Poem is the Poem, 1969. Neon, 330 x 250 cm. Courtesy Galleria Fumagalli, Bergamo, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma.
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