Light art. Luce e vetro, forme luminose alla Biennale 54
- Marquee (2011) di Philippe Parreno. Perspex, neons, light bulbs, transformers. Foto: IRondinella. Courtesy of la Biennale di Venezia Immagine 1
- Marquee (2011) di Philippe Parreno. Perspex, neons, light bulbs, transformers. Foto: IRondinella. Courtesy of la Biennale di Venezia Immagine 2
- Bernardi Roig, testa di San Giovanni in vetro Immagine 3
- Bernardi Roig invece ci propone un'innovativa interpretazione della classica iconografia religiosa con la sua testa di San Giovanni in vetro Immagine 4
- Guerriero di Erika Calesini Immagine 5
- Lamentable di François Morellet Immagine 6
- Fred Wilson, Sala Longhi Immagine 7
- Fred Wilson, Sala Longhi Immagine 8
- Manas, l'opera di Miram Prantl Immagine 9
- Tanja Sæter, Transformers in vetro soffiato e fuso Immagine 10
- Tanja Sæter, Transformers in vetro soffiato e fuso Immagine 11
- Tanja Sæter, Transformers in vetro soffiato e fuso Immagine 12
- Seta di Yuichi Higashionna Immagine 13
- Seta di Yuichi Higashionna Immagine 14
- Seta di Yuichi Higashionna Immagine 15
- Seta di Yuichi Higashionna Immagine 16
- Seta di Yuichi Higashionna Immagine 17
Forme luminose. Apriamo questa sezione dedicata alle forme luminose, oggetti o elementi di luce, con un omaggio a quello che si può considerare il binomio storico di Venezia con la luce, quello con il vetro, di cui la mostra Glasstress ci offre alcuni intriganti esempi a cominciare dal lampadario muranese.
Un oggetto ubiquitario negli storici palazzi veneziani, così come il neon lo è nel paesaggio urbano giapponese. Due culture della luce così diverse che si incontrano e si fondono in Seta di Yuichi Higashionna, lampadario classico in vetro soffiato con luci neon.
Nell'installazione di Fred Wilson Sala Longhi, a Palazzo Franchetti, una gigantesca applique bianca in vetro di Murano sembra che cresca, come una forma vivente, da uno degli specchi neri allineati sulle pareti. Apparentemente statici nella loro nera lucentezza, la loro superficie è invece animata da un gioco di luce e ombra creato da fori-occhi da cui ci aspettiamo di vedere spuntare prima o poi altre luci-pianta.
Anche Tanja Sæter, con la sua scultura Transformers in vetro soffiato e fuso ci parla di scambio culturale, di incontro fra popoli, di comunicazione e come tutto ciò ci trasforma e ci fa evolvere. Oggetto astratto e costantemente mutevole, non può mai essere montato nello stesso modo, proprio come una forma viva che non è mai la stessa nel tempo.
Bernardi Roig invece ci propone un'innovativa interpretazione della classica iconografia religiosa con la sua testa di San Giovanni in vetro, con aureola multipla di circoline fluorescenti.
Non poteva mancare in questa nostra rassegna un'opera in materiale riciclato, come il Guerriero di Erika Calesini, una struttura in legno sulla quale sono montate biciclette rivestite di camere d'aria e alcune lampade. Esposta al Padiglione Italia, in una mostra a nostro avviso un po' confusionaria sia per il numero degli artisti che per l'allestimento e la relativa comunicazione, quest'ultima assolutamente carente.
Ci trasferiamo ora in un'altra sede espositiva, quella della mostra Personal Structures a Palazzo Bembo, dove ci imbattiamo subito nei cubi luminosi a luci Led dinamiche di Manas, l'opera di Miram Prantl. Nelle sue installazioni di luce l'artista ha sempre voluto "portare spazio, colore, luce e tempo collegandoli in un network percettivo" e anche in questa installazione le sequenze programmate "traducono il tempo in momenti di colore".
In un'altra stanza troviamo la scultura neon Lamentable di François Morellet. Nato nel 1926, si può considerare un pioniere della light art, di cui iniziò a occuparsi verso i 37 anni, realizzando successioni di forme al neon e lettere su pannelli. Opere che, come spiega questo artista che ama essere fuori dagli schemi, non glorificano Dio – in cui ha smesso di credere – né la fata elettricità e sono solo sfiorate dalle scienze moderne, come la cinetica, la cibernetica, l'informatica o semplicemente la matematica. Non vogliono esprimere nulla, ci spiega, ma così facendo finiscono per esprimere tutto, lasciando lo spettatore libero di fare e scegliere la sua esperienza.
La spettacolarizzazione dell'opera d'arte è il significato di Marquee, dell'algerino oggi parigino Philippe Parreno, che campeggia sopra l'ingresso del padiglione centrale ai Giardini. Una vera e propria pensilina luminosa stile hollywoodiano o entrata di night club, composta da centinaia di lampade a luce variabile che connotano appropriatamente l'ingresso di una rassegna che si chiama ILLUMInazioni.
di Clara Lovisetti
Nell'immagine di apertura Marquee (2011) di Philippe Parreno. Perspex, neons, light bulbs, transformers. Foto: IRondinella. Courtesy of la Biennale di Venezia
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