Caro bolletta elettrica, quali i costi aggiornati e cosa bisognerebbe fare per contenerli

La questione sul caro bolletta interessa tutti, indistintamente. Nella Nuova Strategia Energetica Nazionale il Governo ha sottolineato che la riduzione del gap di costo dell’energia per i consumatori e le imprese è una priorità: da tale priorità dipenderà la competitività delle imprese italiane.

 

Il 27 settembre si è svolto a Roma il convegno ”La sostenibilità economica e ambientale dello sviluppo delle rinnovabili: come ristrutturare e razionalizzare gli oneri gravanti sulla bolletta” in cui Ises Italia e Assoelettrica hanno presentato uno studio condotto congiuntamente. Sono state avanzate proposte per ristrutturare e razionalizzare gli oneri gravanti sulla bolletta. I problemi posti dallo sviluppo della generazione elettrica da fonti rinnovabili in termini di ripercussioni sulla bolletta elettrica sono stati affrontati isolando la questione dal contesto complessivo delle molteplici voci che compongono la bolletta stessa. Ci sono:
– categorie molto favorite (i grandi consumatori)
– categorie un pò favorite (consumatori privati che pagano un po’ meno della media europea)
– chi paga per tutti: le Piccole e Medie Imprese.

 

Ricordiamo anche che il 28 settembre si è svolto un incontro tra i vertici dell’Autorità e le Associazioni dei Consumatori, nel corso del quale sono stati presentati gli aggiornamenti delle condizioni economiche per le forniture di energia elettrica e gas, in vigore nel trimestre ottobre-dicembre 2012, per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela, nonché degli oneri generali. Inoltre sono stati illustrati gli aspetti più significativi che hanno determinato l’aggiornamento stesso. Insomma, da ottobre il il costo del gas aumenta del +1,1% e l’elettricità del + 1,4%. Leggi il comunicato dell’AEEG.

 

Tornando al convegno del 27, il presidente di Ises Italia Giovanni Battista Zorzoli ha dichiarato che, per rendere più razionale la situazione, occorre distinguere tra il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso e quello al consumatore: “Il prezzo all’ingrosso è quello che si determina in borsa e che consente, se competitivo, di esportare energia elettrica in caso di richieste dall’estero. Sul prezzo all’ingrosso la voce dominante che oggi determina la non competitività della produzione italiana è il costo della materia prima, cioè quello del gas, in quanto per due terzi del tempo il prezzo in borsa si forma sul prezzo dei cicli combinati che vanno a gas”.

 

Secondo le stime dell’AEEG, il maggior prezzo che l’Italia paga per il gas determina un aumento dei prezzi all’ingrosso di 10 euro per MWh. L’allineamento del prezzo del gas italiano con quello europeo è un’azione prioritaria: risolvendola si risolverebbe in parte il problema del ridotto funzionamento dei cicli combinati. Per esportare in misura strutturale e non occasionalmente l’energia elettrica, bisogna riuscire a farlo.
Sul prezzo al consumatore, oltre a questo fattore, intervengono varie voci di costo, tra le quali la componente A3, la più pesante, non attribuibile soltanto alle rinnovabili. Continua Zorzoli: “La risoluzione di questo problema è legata sia al tetto di 12,5 miliardi di euro previsto dai decreti ministeriali, che stabilisce l’incidenza in bolletta degli incentivi, sia all’uscita graduale, ma fisiologica degli impianti Cip 6 e dei primi impianti a fonti rinnovabili. Fattori ai quali, nel lungo termine, si aggiungeranno anche gli effetti del tasso d’inflazione, che ne ridurrà l’incidenza reale”.
La non programmabilità e l’aleatorietà di alcune produzioni con fonti rinnovabili, che comportano un incremento dell’errore di previsione del carico residuo da bilanciare in tempo reale, pesano nella determinazione dei prezzi per il servizio di dispacciamento. Il bilanciamento tiene sempre in equilibrio la domanda e l’offerta di energia elettrica e si realizza grazie all’operato degli impianti che entrano in esercizio o no a seconda della domanda.
Sempre Zorzoli afferma: “Per quanto riguarda le rinnovabili, una proposta che abbiamo avanzato per risolvere il problema dell’aleatorietà e ridurre il costo di bilanciamento è quella di integrare tutti gli impianti non programmabili che stanno sulle reti di trasmissione e farli gestire congiuntamente da Terna in modo che ci sia una compensazione degli effetti. In generale, abbiamo riscontrato che oggi, indipendentemente dalle rinnovabili, ciò che si paga agli impianti è eccessivo”.

 

E conclude: “I grandi consumatori di energia sono favoritissimi, i consumatori privati pagano un po’ meno della media europea, le PMI sono quelle che pagano per tutti e, anche se non esiste una formula magica per abbassare immediatamente e drasticamente i prezzi dell’energia elettrica in Italia, le nostre proposte mettono in evidenza che esistono margini tutt’altro che trascurabili per una loro riduzione, di cui alcuni possono avere effetto già a breve termine”.

 

Queste le proposte di ISES ITALIA e Assoelettrica. All’AEEG spetta il compito o di rendere operative o di inoltrarle agli organi competenti. Sono solo parole al vento o cambierà davvero qualcosa?

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