Contract e retail, intervista al light designer Walter Amort

Specializzato nel settore del retail moda, lo Studio Amort Emotional Lighting Design punta, nei suoi progetti, a suscitare emozioni nel cliente finale. E a spingerlo così all’acquisto. Anna Fraschini ha intervistato Walter Amort per Illuminotecnica.com.

 

Prima di iniziare, una piccola premessa. Può riassumere in quali settori opera Studio Amort? Come cambia il vostro approccio alla progettazione nei diversi ambiti applicativi?
Anche se il nostro campo di attività è decisamente vasto e seguiamo molteplici progetti nell’ambito di uffici, alberghi, bagni e Spa, attualmente siamo specializzati nel settore Retail merchandise-Moda. Abbiamo realizzato soluzioni progettuali per Emilio Pucci, Tod’s, Roger Vivier, Moschino, Jimmy Choo, Lanvin… solo per citarne alcuni. Il motivo che ci ha spinto a percorrere questa strada è forse legato al fatto che nel settore retail-moda la sfida di progettazione diversificata è molto intensa.
Per quanto riguarda il modo di rapportarci ai diversi settori, l’approccio al progetto cambia a seconda del cliente e dipende quanto si riesce a entrare nella testa di chi vuole realizzare. L’impostazione segue il senso del singolo progetto.

 

Quali sono le principali problematiche di cui deve tenere conto un progetto illuminotecnico per il settore contract?
La problematica fondamentale si può riassumere in un semplice concetto: è importante avere un contractor abile e ben organizzato. Questa condizione rappresenta il vero punto di partenza per riuscire a realizzare rapidamente anche i progetti più impegnativi. Bisogna tener presente, a questo proposito, che generalmente fra progettazione e apertura del punto vendita intercorrono circa tre mesi. In questo lasso di tempo, il contractor deve avere a disposizione tutte le abilità necessarie da mettere a frutto con percorsi brevi. Solo così, infatti, si riesce a reagire velocemente alle esigenze del cliente che, a volte, possono cambiare anche durante la realizzazione. Il lighting design deve essere vissuto come una componente flessibile, in grado di adattarsi continuamente alle esigenze del progetto.

 

Nella progettazione illuminotecnica, quali sono gli aspetti di contatto e quali le differenze tra il settore contract e quello di tipo residenziale?
Il settore professionale deve essere impostato in modo da offrire, in termini economici, il maggior ritorno possibile per il nostro cliente. Ciò vuol dire essere in grado di agire nel subconscio del consumatore, stimolare le sue emozioni, spingerlo all’acquisto. Il fattore emotivo, in questo contesto, svolge un ruolo determinante.
Nel residenziale, al contrario, la luce trasmette calma. Lo sforzo progettuale punta alla creazione di effetti architettonici.

 

Qual è la filosofia che guida i vostri progetti illuminotecnici nel settore contract?
Come già evidenziato, nel settore professionale retail l’obiettivo da perseguire è quello di ottenere il miglior risultato possibile per attrarre il potenziale cliente verso ciò che è esposto, calibrando la luce in base al range del prodotto venduto. Questo vuol dire livellare la brillantezza e il drama in relazione alle esigenze del marchio e al livello di prezzo.

 

Luce come emozione, quindi.
Questo fattore per noi è  sempre al centro dell’attenzione. La luce è una forza emozionale e ha bisogno di essere guidata senza diventare una “attrice” troppo in vista. Se correttamente impiegata, agisce sul subconscio e la sfida è quella di riuscire a interpretare e a usare correttamente questo potenziale.

 

Come viene da voi creato l’equilibrio di luce che consente di armonizzare l’esposizione del prodotto con il benessere del consumatore?
L’illuminotecnica offre tutti gli strumenti per guidare il consumatore con illuminazione di passaggi, focus point, mix di luce studiati per aumentare l’appeal del prodotto e stimolare il desiderio di acquisto.

 

Quali sono i passi che, partendo dalla richiesta iniziale di un progetto contract, portano alla sua realizzazione?
Il passo iniziale prevede un’intervista al cliente e agli architetti per comprendere emozionalmente qual è il lighting design desiderato. Si passa poi alla proposta del carattere di luce, a cui segue un layout di massima sulla base del progetto architettonico. Si conclude con il layout definitivo con data sheet che evidenziano le caratteristiche dei corpi da utilizzare in relazione alle diverse aree del progetto.

 

Come siete organizzati per operare in Italia e all’estero? Come vengono selezionati i diversi fornitori che realizzano concretamente il progetto?
Collaboriamo con studi di architettura e architetti locali in simbiosi con il reparto tecnico del cliente. È lo stesso cliente che sceglie il gruppo di progettazione e questo vale anche per il contractor generale. È interessante sapere che in giro per il mondo si incontrano parecchi contractor di origine italiana in gamba.

 

È possibile identificare quali sono le differenze di approccio del committente in Italia e all’estero nei confronti di un progetto contract?
Attualmente non abbiamo clienti esclusivamente italiani. Il mercato è diventato globale per cui anche i ragionamenti relativi a un’apertura di un punto vendita sul territorio nazionale si trovano a dover seguire le linee guida adottate a livello internazionale.

 

Dove sta andando il mondo della luce nel settore contract?
Attualmente c’è un forte inserimento di studi di progettazione delle aziende produttrici stesse che porta a un impoverimento del design. Credo inoltre che una volta che si sgonfierà questa tendenza quasi ossessiva nei confronti del led, quando i led diventeranno una fonte di luce abituale, allora si tornerà a parlare di qualità della luce invece che di pura e semplice tecnica. La sfida attuale è di inserire fonti luminose nuove in un contesto di espressione qualitativa. Questo vale per fattori quali l’abbagliamento, la temperatura di colore, la qualità della luce spettrale, le dimensioni della fonte luminosa e la loro tipologia.

 

Qual è il vostro approccio a un mondo sempre più orientato al risparmio energetico e all’alta efficienza? Sotto quali aspetti ha cambiato il vostro modo di progettare?
Il nostro approccio è strettamente legato alla filosofia del cliente. Ci sono nostri clienti, come ad esempio Emilio Pucci, che già una decina di anni fa ha scelto di inserire nei progetti dei suoi punti vendita delle tecnologie che consentissero un effettivo risparmio. Attualmente, specialmente sul mercato americano, le richieste di risparmio energetico stanno diventando sempre più ristrettive. Il settore fortunatamente si è evoluto molto in questo senso e oggi sono disponibili soluzioni tecnologiche avanzate come i led e gli ioduri metallici di ultima generazione che riescono a soddisfare tali esigenze. Il modo di lavorare è cambiato: si parte dalla potenza massima che si vuole ottenere in termine di luce e il progetto ruota intorno ad essa. Da qui si scelgono i prodotti da utilizzare.

 

Se dovesse descrivere un vostro progetto particolarmente significativo in Italia e all’estero, quale sceglierebbe?
Tod’s in via Spiga a Milano, un negozio flagship store del marchio, è stato per noi una vera sfida. Ha comportato la creazione nel centro storico della città di un punto vendita a più livelli con diversi step di realizzazione, all’interno di un temporary shop. Le misure cambiavano continuamente e solo in corso d’opera si è riusciti a stabilire quelle giuste. In questo caso è stato molto importante il gioco di squadra fra lo studio di architettura progettista, l’architetto locale, il lighting designer in equilibrio con lo studio tecnico dell’azienda stessa. È stato anche fondamentale potersi interfacciare con un contractor abile dalla costruzione edile fino alle finiture piccole in cicli organizzativi stretti e mirati. Il concetto illuminotecnico si è basato su dei corpi intergrati semplici con capacità complesse per dar vita a un mix di luce che sappia creare attrazione.
Per quanto riguarda l’estero, citerei Lanvin a New York Madison. Si tratta di un progetto interessante a più livelli, in cui si intrecciano le diverse richieste di permessi e autorizzazioni con le problematiche normative di vario carattere. Il risultato finale è un negozio con espositori a posizione variabile: una sfida interessante per il lighting designer perché si deve sempre orientare in maniera flessibile senza perdere il focus della luce quale strumento per incrementare l’appeal dell’oggetto. In questo progetto è stato apportato il principio della combinazione show lighting-real lighting.

 

Chi è Walter Amort
Walter Amort IALD è associato alla International Association of Lighting Designers e vanta, a livello mondiale, un ampio ventaglio di realizzazioni nel settore retail-moda. Dopo essersi diplomato Perito Elettrotecnico, si è specializzato nel Lighting Design emozionale basato sulla percezione subconscia dell’occhio e del corpo umano. Nel 1998 ha fondato Studio Amort – Emotional Lighting Design sulla spinta del desiderio di progettare soluzioni illuminotecniche partendo dal punto di vista emozionale. Lo Studio è situato a Bressanone e coopera con clienti e studi di architettura in tutto il mondo. Ha realizzato progetti in Europa, Russia, Medio Oriente, Stati Uniti, Asia.

 

 

Nell’immagine di apertura Walter Amort, di Studio Amort-Emotional Lighting Design

 

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico