Illuminazione a Led, progettare in libertà: Altraluce e Youngju Oh

Intervista all’architetto, designer e artista Youngju Oh che ha recentemente realizzato il progetto Mangrovia con l’azienda Altraluce. Dall’esperienza poliedrica e dalla creatività sensibile ci racconta i suoi ultimi progetti e il suo metodo lavorativo.

 

di Silvia Tugnoli

 

 

 

Da dove nasce la collaborazione con l’azienda Altraluce?
Credo dal nostro entusiasmo! In questo caso, il tutto è partito da una specie di promessa reciproca di far rivivere gli strip-Led; che sono normalmente usati come segna-passo e non di più. Quando ne ho vista una striscia intera sciolta, mi sono detta “perché non posso far diventare questo una luce da desiderare…” allora Sergio Ciappi, l’amministratore delegato di Altraluce, mi disse “Anche a me piacerebbe, e tanto…”

 

Com’è nato il concept LèD Mangrovia?
Mi piace molto usare doppi  significati e concetti; LèD nasce da un’interpretazione dell’acronimo Led (Light Emitting Diode), trasformato in un significato preciso e alternativo: la Luce è Dimora; infatti, la Mangrovia e Las aves, che fanno  fa parte del contesto LèD, sono entrambi, metaforicamente rappresentativi della dimora dell’uomo, cioè la luce.

 

A cosa si è ispirata per realizzarlo e perché?
Dal punto di vista tecnico, la Mangrovia e Las Aves nascono per valorizzare le possibilità espressive dell’illuminazione con Led. Ma l’ispirazione non è stata solo un intuizione, spontanea e passeggera: è frutto di una ricerca mirata; lo sviluppo ha subito moltissimi vincoli legati alla tecnologia dello Strip-Led: senza un corpo, è solo una striscia di luce, e nasceva la sfida; un errore avrebbe portato a un albero di Natale o, peggio, a una semplice decorazione da sagra paesana. Prima di arrivare a una concreta forma del progetto, sono dovuta passare attraverso molte perplessità e dubbi, grande fatica, ma unica possibilità di vaglio critico a qualunque risultato.

 

Com’è composta l’installazione? E come è stata realizzata?
L’installazione è costituita dal lampadario gigante e luminoso di Mangrovia, accompagnato da  cinque gabbie di Las Aves,  il tutto racchiuso dentro una scatola cubica nera con un lato di sei metri. Mangrovia è stata realizzata con una struttura portante costituita da tubi in alluminio anodizzato; le parti luminose sono costituite da strisce di Led realizzate su circuito stampato flessibile, rivestito da una guaina in silicone semitrasparente, al cui interno è contenuta una striscia d’acciaio ricotto, estremamente flessibile. Las Aves è realizzata attraverso forme di uccellini realizzate in plexiglass trasparente, su cui sono fissate strisce di Led flessibili, il tutto inserito in gabbiette artigianali e tradizionali per uccellini.

 

Quando progetta riesce a riunire tutto ciò che ha appreso nei diversi ambienti/settori in cui lavora?
Certo che sì! La creatività proviene soprattutto dalla curiosità e dall’osservazione di cui ci si circonda; per un esempio, porto una sempre con me piccola macchina fotografica (posso dimenticare il portafogli, ma non quella!) che costituisce specie di promemoria, un  registratore di impressioni e ricordi. Così, in qualunque momento e ovunque io sia, sono in grado di scattare fotografie  e quindi di registrare la memoria visiva delle impressioni, di  non perdere le cose mi circondano e di registrare emozioni e pensieri. È molto importante non si tratta solo di uno strumento di lavoro, tutto questo diventa un mio archivio personale e culturale di storie, di sensazioni, di riflessioni; quelle fotografie hanno un valore storico e di speculazione mentale, che mi arricchisce e che mi serve come guida al pensare, e soprattutto al progettare.

 

Tutto ciò che progetta ha in sé una componente di arte? I suoi progetti sono concepiti più come oggetti contestualizzabili e utilizzabili o in primis sono arte pura?
La mia formazione è di architetto; poi, inevitabilmente, coniugando la visione degli spazi e delle forme dal grande al piccolo, mi sono incontrata col Design; col tempo, l’interesse per aspetti concettuali oltre che estetici mi sta portando verso interventi da artista di installazione. Non credo che il mio percorso sia orientato all’arte pura. Anzi, forse alcuni aspetti artistici hanno incontrato me, ma non sono sicura che oggi come oggi abbia senso parlare arte pura.
Ovviamente, resto un architetto: se oggi dovessi progettare un palazzo, sarei di fronte a un contesto e a vincoli progettuali completamente diversi, ma, la partenza dell’idea sarebbe sempre la stessa; certo che, in un’installazione artistica, i vincoli sono decisamente meno, e posso essere più me stessa, con le mie idee personali e la libertà completa della loro espressione.

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