Illuminazione pubblica (anche a Led), l’eccesso è un problema per la salute

L’eccesso di illuminazione pubblica non è solo un problema per lo spreco energetico che comporta, ma potrebbe avere effetti cancerogeni. I Led? Ancora peggio. Parola di Fabio Falchi, presidente di CieloBuio, coordinamento per la protezione del cielo notturno.

 

L’inquinamento luminoso non cancella solo la possibilità di osservare le bellezze del cielo: ci sono conseguenze negative anche per l’ambiente, la salute dell’uomo e per la sicurezza stradale.
Negli ultimi 100 anni l’uomo ha aumentato i livelli di luminosità, sconvolgendo le abitudini degli animali notturni. Certe specie, come di alcuni predatori, possono trarre vantaggio da una maggiore luminosità mentre altre, che devono nascondersi, sono penalizzate. In questo modo si altera completamente la catena alimentare. Altro esempio sono le tartarughe marine, che appena nate, attratte dalla zona più luminosa, tendono ad andare verso l’entroterra e, quindi, verso una morte sicura. Ma anche la salute dell’uomo è a rischio. Circa una decina di anni fa ”è stato scoperto un nuovo sensore dell’occhio che regola il nostro orologio interno e la produzione di melatonina. L’esposizione, anche breve, alla luce artificiale interrompe la produzione notturna di questo ormone”. Un deficit che ”alcuni studi israeliani mettono in correlazione con l’incidenza del cancro” dice Falchi. Le responsabilità sono da approfondire anche se recentemente l’International Agency for Research on Cancer ha inserito il lavoro notturno con distruzione dei ritmi circadiani nel gruppo 2A degli agenti probabilmente cancerogeni per l’uomo.

 

In questo scenario l’illuminazione a Led viene bocciata. Tre le cause: ”la luce bianca e azzurra che emana. La più pericolosa e inquinante” commenta Falchi. Le lampade al sodio, invece, caratterizzate dalla luce gialla, ”hanno un effetto sull’uomo e l’ambiente relativamente più basso di quello dei Led che il mercato propone oggi”.
Convertire in lampade a Led l’illuminazione pubblica, dunque, non è la scelta migliore se l’obiettivo è uno sviluppo sostenibile. Un’ipotesi già avanzata nel giugno 2011 dall’ex Ministro per la Sanità Fazio.

Un’affermazione comunque coraggiosa. “È una tecnologia ancora in divenire” commenta Falchi spiegando che il Led ”potrebbe essere ideale per le città del futuro, una volta che la luce blu emessa sarà sostanzialmente diminuita. Il flusso emesso dai Led è facilmente regolabile e quindi risulterà molto semplice illuminare a pieno regime fino a una certa ora, per poi diminuire il flusso anche di 10 volte a notte fonda, quando nessuno utilizza la luce prodotta. Una volta che dei sensori rilevassero la presenza di qualcuno per strada, i Led tornerebbero immediatamente alla piena potenza ”. Il problema attuale, invece, ”è che le lampade a led vengono utilizzate come quelle tradizionali”.
Ma oltre a ridurre l’inquinamento luminoso, le strade buie sembrano essere più sicure. È il risultato di una sperimentazione condotta in Francia che ha fornito buoni risultati: il numero di incidenti aumenta meno rapidamente nei tratti in aperta campagna (+12%) che in quelli urbani illuminati (+42%). E anche la gravità degli incidenti è ampiamente superiore nelle zone illuminate, forse a causa dell’aumentato senso di sicurezza dato dall’illuminazione.

 

Per questo, sottolinea il presidente di Cielobuio, ”è fondamentale capire che una giusta illuminazione non dipende dalla quantità dei punti luce ma dalla qualità”. E in ambito legislativo, ”in Italia siamo all’avanguardia a livello mondiale, tanto che la Starlight Initiative dell’Unesco ha adottato i parametri tecnici da noi suggeriti”. La prima delle leggi regionali contro l’inquinamento luminoso fu approvata in Veneto nel 1997. Esempio seguito nel 2000 da altre regioni, tra cui la Lombardia, la prima ad imporre la schermatura totale degli apparecchi, in modo che la luce vada solo verso il basso. Ad oggi, conclude Falchi, ”la regolamentazione manca solo in Calabria e Sicilia ed è carente in Piemonte, Valle d’Aosta e Basilicata”.

 

Fonte: www.ecodallecitta.it

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