Illuminazione pubblica, come attuare una spending review a Milano?

Urban Center di Milano, venerdi 30 novembre. Il pubblico e l’amministrazione cittadina partecipano numerosi all’incontro “Spending review ecologica: gestire meglio l’illuminazione pubblica a Milano”, organizzato da Ecodallecitta.it. Lo scopo del dibattito? Individuare soluzioni attuabili per diminuire gli sprechi.

 

Paolo Hutter, direttore di Ecodallecitta.it, apre il dibattito inquadrando la situazione generale della spesa milanese per l’illuminazione pubblica, che è passata dai 25 milioni di euro del 2010 ai 32 milioni del 2012: 25 euro per abitante, la più alta in Italia.

 

Pierfrancesco Maran, assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Milano, sostiene che a Milano sull’illuminazione non c’è stato controllo e ora stanno cambiando le priorità. Le lamentele che l’amministrazione riceve dai cittadini riguardano la scarsità di illuminazione e qualunque intervento volto alla diminuzione di potenza sarebbe percepito dai residenti in maniera negativa. Questo discorso si ricollega all’iniziativa Cieli Bui, da poco cassata dal ddl Stabilità. Maran conclude il proprio intervento parlando delle dinamiche comunali che si accordano male alla necessità di mettere a punto un piano adeguato in termini di efficienza dell’illuminazione pubblica: nella p.a. “il taglio alle spese impedisce o limita nuove assunzioni, inoltre una stessa persona spesso si occupa di più mansioni contemporaneamente”. Maran si appella alla Regione, che venga incontro alle necessità delle grandi città lombarde per creare un piano dell’illuminazione adeguato e che si avvalga di competenze tecniche specifiche.

 

Diego Bonata, consulente illuminotecnico delle leggi regionali sull’inquinamento luminoso per l’associazione Cielo Buio, evidenzia con dati alla mano che la spesa pubblica italiana per l’illuminazione è aumentata negli ultimi 7 anni del 140%: l’Italia rispetto agli altri paesi europei spreca molto a causa di una forte inefficienza e del numero dei punti luce presenti nelle città. Bisogna intervenire sulla potenza, riducendola.

 

Pietro Palladino, già consulente del Comune di Milano per l’illuminazione pubblica, conferma porta l’attenzione sul fatto che non ci sia una progettualità ad hoc: “La standardizzazione è un problema”: non considera la struttura urbana. Manca una progettualità specifica e mancano tecnici professionisti che consiglino le scelte comunali.

 

Leonardo Salvemini, assessore all’Ambiente della Regione Lombardia fino a nuove elezioni, ricorda che “recentemente è stata approvata una norma sui pali intelligenti, nella consapevolezza di un inquinamento cittadino causato dai lampioni”. Salvemini sostiene che siano necessarie politiche finanziarie di impatto sociale più elevato e che tengano conto del valore dell’ambiente. La Legge regionale n. 17 tocca alcuni aspetti riguardanti l’illuminazione, ma rimane comunque una responsabilità degli amministratori locali nell’interpretazione delle indicazioni.

 

A proposito di spegnimento temporaneo dei lampioni, molto sul pezzo l’intervento di Hutter: “A Torino si è deciso di anticipare l’accensione e posticipare lo spegnimento dei lampioni. Credo si tratti di una differenza di una ventina di minuti, ma moltiplicato per 365 è un buon risparmio dal punto di vista energetico”.

 

Per Irene De Piccoli della società Infoenergia il problema principale è lo stato degli impianti: la priorità è la messa a norma degli stessi, la programmazione di interventi per il risparmio energetico e la predisposizione a servizi innovativi. Il problema non è rappresentato dalle risorse per gli investimenti, che possono essere sostenuti con un finanziamento tramite terzi, ma nel poter acquisire la proprietà pubblica degli impianti. Si tratta di un problema che riguarda molti Comuni. Le amministrazioni non sono libere di affrontare il problema dell’illuminazione pubblica ed è difficile riuscire a predisporre un piano adeguato alle esigenze della città se non si ha piena autonomia decisionale e se non si possiedono le competenze illuminotecniche, legali, amministrative e finanziarie (per costruire un piano economico per cui la gara non vada deserta). L’intervento di De Piccoli si conclude con un appello alla Cariplo per un possibile progetto per dare vita a servizi smart city (pali intelligenti) e rispetti un piano della luce comunale.

 

Dante Cariboni, vicepresidente dell’Associazione italiana illuminazione (ASSIL), osserva che l’Italia è il quarto produttore al mondo di corpi illuminanti. Apparecchiature e competenze, di conseguenza, sono disponibili, ma manca una pianificazione degli interventi. S si attuassero interventi programmati si otterrebbe un risparmio energetico senza perdere in qualità dell’illuminazione e in sicurezza.

 

Riuscirà la politica milanese a prendere decisioni concrete? Un dibattito intenso è stato quello di venerdi 30, un dibattito vivo anche per le contraddizioni che contiene e che danno vita a opinioni contrastanti. Ma testimonia anche il fatto che il Comune di Milano si sta muovendo per migliorare. Forse, siamo sulla strada giusta per diminuire gli prechi eccessivi e non giustificati.

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