Illuminazione pubblica. Criteri ambientali minimi: un’applicazione pratica per soluzioni efficienti

Come sappiamo, il mercato dell’illuminazione pubblica è in rapida evoluzione e risulta sempre più difficile comparare i prodotti offerti in termini di prestazioni e costi per le istituzioni pubbliche. Se fino a una decina di anni fa la scelta di un apparecchio illuminante poteva basarsi su conoscenze minime e condivise, oggi va ricondotta a specifici parametri tecnici , spesso di non facile comprensione.

 

Da un lato gli Amministratori non sempre riescono a discernere in maniera appropriata i dati forniti dai vari costruttori, poiché per svolgere il loro mandato non devono essere preparati ad affrontare ogni materia tecnica con rigore scientifico: risulta così abbastanza facile fare assimilare prodotti e qualità diverse facendo leva sulla confusione dell’offerta illuminotecnica che viene data all’interlocutore. Dall’altro molti produttori non fanno nulla per agevolare le scelte dei non addetti ai lavori, presentando a volte dati di difficile comprensione e verifica.

 

Tuttavia ci sono buone notizie in divenire, che contiamo possano aiutare a ripulire il mercato e a differenziare fra “Qualità” e “qualità” nella scelta da parte della P.A.
E’ stato pubblicato un articolo (in due parti: leggi la prima, leggi la seconda) che parlava dell’evoluzione dei criteri ambientali minimi per gli impianti di illuminazione nel contesto delle politiche di innovazione rivolte alle amministrazioni pubbliche. Tali criteri sono stati adottati tramite Decreto Ministeriale il 22 febbraio 2011 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).

 

Per fortuna, grazie anche all’evoluzione normativa,  alcune grandi realtà italiane hanno iniziato ad implementare l’impostazione teorica ed operativa espressa dai C.A.M., al fine di innalzare i livelli qualitativi  “minimi” nel processo decisionale di selezione dell’illuminazione pubblica. Questo processo dovrebbe permettere all’Amministrazione, una maggiore tranquillità nella fase di selezione dei prodotti d’illuminazione pubblica.
Fra queste realtà a livello nazionale, possiamo citare Hera Luce (una società che gestisce impianti di illuminazione pubblica e artistica, li mantiene e li costruisce. Costruisce e gestisce anche impianti di regolamentazione del traffico, controllo degli accessi, videosorvegianza e messaggi a testo variabile. È attualmente presente in oltre 60 comuni dell’Emilia-Romagna, Marche, Lombardia e Toscana. Gestisce oltre 300.000 punti luce), che ha sviluppato un programma di certificazione energetica di apparecchi ed impianti capace di promuovere un benchmarking energetico ed ambientale.
Tale certificazione ha visto lo sviluppo e successivo utilizzo di alcuni macro-indicatori delle prestazioni impiantistiche che vanno oltre i parametri usualmente utilizzati, come ad esempio l’efficienza delle sorgenti o il rendimento di un apparecchio illuminante.
L’idea è quella di fornire, in un’ottica di progressiva complessità, coefficienti che evidenzino lo stato degli apparecchi e degli impianti durante l’utilizzo.

 

Per quanto riguarda gli apparecchi di illuminazione, vengono considerate le prestazioni date dalla sorgente luminosa, dalla componente ottica e dall’alimentazione.
Per le installazioni vere e proprie si fa riferimento sia all’apparecchio di illuminazione installato, sia alle caratteristiche al contorno che definiscono la geometria dell’impianto (come interasse fra punti luce e larghezza della strada).
Da tale parametrizzazione sono scaturite due schede, che definiscono una classe energetica in base alle norme tecniche in vigore, alle direttive europee ed EuP inerenti il risparmio energetico, alle norme di altri paesi membri riguardanti l’efficienza energetica della pubblica illuminazione e infine in base ai requisiti prestazionali definiti su una logica di BAT Best Available Technologies.

 

I due indicatori, sviluppati in maniera indipendente e parallela al lavoro sui PAN – GPP, sono risultati perfettamente allineati alle indicazioni del progetto Green Public Procurement (protocolli d’acquisto verde per sistemi di illuminazione efficiente che possono adottare le Pubbliche Amministrazioni) contenute nel decreto ministeriale del 22 febbraio 2011, con cui vengono adottati i Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione pubblica (www.dsa.minambiente.it/gpp/page.asp?id=77).

 

Il documento che sintetizza la “classificazione” della performance dell’impianto di illuminazione (condiviso tra gli altri da ASSIL Associazione Nazionale Produttori Illuminazione e dai più attenti produttori di illuminazione a essi facenti capo) è quindi, a tutti gli effetti, una “certificazione energetica”, ovvero un attestato che accerta il valore del livello di prestazioni del sistema considerato. Lo stesso rilascio dell’attestato è basato pertanto su parametri oggettivi e legati alle caratteristiche delle singole componenti, indipendentemente dalle situazioni contingenti in cui queste si vengono a trovare. In questo modo è possibile comparare in maniera diretta diverse tipologie di impianto fra loro e avere un riscontro diretto della loro qualità.

 

Per fare un esempio concreto, possiamo comparare la nostra proposta ai sistemi già esistenti di energy labelling per elettrodomestici ed edifici: come per un elettrodomestico, è possibile fornire una indicazione di massima sui consumi e le prestazioni di un apparecchio illuminante attraverso un indicazione del rendimento dello stesso; così per un immobile, un impianto di illuminazione può essere accompagnato da un documento che ne certifichi i consumi e le specifiche di funzionamento.
Il certificato assegna una classe energetica attraverso un indice che confronti i parametri indicati sopra con parametri di riferimento, relativi ad apparecchi illuminanti ed impianti di pubblica illuminazione, desunti dal regolamento CE 245/2009 e dalle Best Avaiable Technologies presenti oggi sul mercato, così come definito dalla direttiva 2008/1/CE .
In questo modo le informazioni tecniche vengono tradotte in indicatori di facile lettura che consentono di definire in maniera immediata la situazione attuale di un impianto e le possibilità di miglioramento: per esempio risulterà facile dimostrare come un impianto a regola d’arte (ad esempio risultante in classe A) non abbia ampi margini di miglioramento; così come dimostrerà facilmente come un impianto scadente (ad esempio in classe E) possa essere migliorato attraverso diverse tipologie di intervento, scalate in base agli investimenti effettuati.
Tale meccanismo di certificazione, può essere un esempio di standard anche per altri Enti Pubblici da adottare per migliorare le proprie scelte politiche e settare dei parametri qualitativi su vari tipi di prodotti. Nello specifico quello qui descritto fornisce agli utenti informazioni complete e senza spese sulla qualità relativa degli apparecchi e degli impianti di pubblica illuminazione, in modo del tutto automatico,  “prelevando” i dati già disponibili e trasformandoli poi nelle caratteristiche lettere distintive delle certificazioni.
Pur essendo uno strumento volontario, l’attestato energetico potrà nel lungo periodo spingere ad una assestamento nell’immaginario collettivo di criteri qualitativi minimi accettabili  più alti di quelli attualmente in vigore o accettabili dal mercato (ad oggi ad esempio non esistono più frigoriferi per la casa prodotti in classe D o E). Allo stesso modo informerà, dando utili segnali alle Amministrazioni riguardo la maggiore o minore appetibilità di certe soluzioni.
Avendo strumenti di questo tipo, condivisi dalle Pubbliche Amministrazioni, eventualmente su Piattaforme Comuni, che abbiano criteri similari o riconosciuti tali, sarà possibile comparare in maniera diretta diverse tipologie di impianto ed avere un riscontro immediato della loro qualità per un frigorifero od un’abitazione (anche se per le abitazioni non si parla di efficienza ma di fabbisogno di energia primaria), tramite un valore assoluto di livello prestazionale del sistema (considerato quindi sia in base all’apparecchio, sia in base all’impianto stesso).

 

Un esempio pratico
Di seguito viene presentato un esempio pratico di comparazione fra apparecchi e impianti: in questo caso si è scelto di prendere in considerazione una strada locale urbana illuminata da apparecchi con lampade a vapori di mercurio e le possibili migliorie apportabili tramite la sostituzione dell’impianto con soluzioni che garantiscono la migliore analisi TCO (total cost ownership).
George Akerlof (premio nobel per l’economia nel 2001), nel suo studio sul mercato delle auto usate, descrive come l’interazione fra una qualità eterogenea di prodotti offerti e un’asimmetria informativa tra gli attori coinvolti (cioè in cui una parte degli agenti interessati ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione) conduca alla scomparsa di un mercato.
Il metodo “quantitativo” qui analizzato misura le qualità intrinseche di efficienza di un impianto di illuminazione ed è quindi orientato a compensare questa asimmetria, a favore della Pubblica Amministrazione. Si tratta di una “certificazione energetica”, ovvero un attestato che accerta il valore assoluto del livello prestazionale del sistema considerato, basato su parametri oggettivi, legati alle caratteristiche delle singole componenti ed indipendenti dalle situazioni contingenti in cui queste si vengono a trovare.
Il sistema di classificazione qui vagliato (già approvato dai maggiori produttori di corpi illuminanti ed enti correlati) viene integrato in un report appositamente predisposto che illustra in maniera esaustiva le principali caratteristiche degli apparecchi e degli impianti: alla parte di certificazione viene quindi affiancata una parte più specifica, dedicata ai tecnici, che guida il professionista nella scelta del prodotto “migliore”.
La finalità è quella di fornire un criterio universale di confronto fra diversi apparecchi ed impianti riconducibili alle stesse tipologie di applicazione (per questo  ad esempio si distingue fra apparecchi per illuminazione di strade, di piste ciclo-pedonali e di parchi oppure viene fatta la distinzione fra le diverse categorie illuminotecniche) ed eventualmente fornire uno strumento di audit energetico per le Amministrazioni Comunali.
Per quanto concerne l’Amministrazione Pubblica, la vastità ed eterogeneità dei luoghi pubblici da illuminare (strade, piazze, parcheggi ad uso pedonale, stradale, per le zone centrali e limitrofe, ecc.) implica che uno strumento di questo tipo può divenire un’importante opportunità di risparmio.  Le prestazioni diventano un valore aggiunto necessario che permette di recuperare risorse finanziarie dal risparmio energetico, grazie appunto alla maggiore prestazione degli apparecchi pubblici, e di dirottarne almeno parte ad altri Beni Pubblici (materiali o immateriali) che l’Amministrazione deve continuare a fornire alla propria cittadinanza (Che siano mezzi pubblici di trasporto, iniziative per la collettività, ecc).

 

In buona sostanza, parafrasando un motto oggi molto conosciuto, che riguarda tutti noi, “il futuro è adesso”, questa considerazione vale anche per la Pubblica Amministrazione e con minori risorse disponibili occorre adottare le tecnologie migliori (BAT) e la massima efficienza degli impianti di Pubblica Illuminazione, una risposta per una politica di lungo periodo a favore del cittadino.

 

a cura di 
Alessandro Battiistini – Eco Lighting Consulting
Matteo Seraceni – Consulente Hera Luce
Franco Bertini – International Sales Manager & Marketing Specialist

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