Illuminazione pubblica. L’evoluzione dei criteri ambientali per gli impianti nelle pubbliche amministrazioni

Parte 1. Dagli ultimi sviluppi normativi cui abbiamo assistito, purtroppo pubblicizzati in sordina, solo per gli addetti ai lavori, possiamo facilmente prevedere che la politica europea per coniugare sostenibilità e competitività andrà a incidere fortemente sulle caratteristiche che i prodotti di illuminazione stradale dovranno possedere per poter essere nel prossimo futuro commercializzati all’interno della UE, un mercato da 400 milioni di cittadini che valutano i propri governanti anche in funzione di ciò che viene fatto per la Collettività, in termini di Ristrutturazione Urbana e City Beautification, utilzzo delle risorse pubbliche. La coscienza collettiva è ormai molto più attenta a tali argomenti, soprattutto dopo che gli ultimi 3 anni di Crisi Economica Mondiale hanno determinato faticose e sofferte politiche restrittive dei bilanci Pubblici europei, che hanno inciso sulla disponibilità economica delle famiglie e dei lavoratori europei, degli investimenti pubblici. Vari Stati Europei e non sono arrivati sull’orlo della bancarotta, e altri sono ancora coinvolti in questa crisi economica mondiale che destabilizza le politiche economiche e che richiama a gran voce una politica economica unica a livello Europeo, in grado di far fronte a questi eventi. Solo una Politica Economica Europea è in grado di riversare sui vari Stati e Regioni Europei un piano programmatico di interventi strutturali ce possano portare l’economia fuori dalla stagnazione, e la standardizzazione dei criteri ambientali e dei GPP in vari settori è un piccolo passo in questa direzione, ma importante.

 

Tale movimento della politica Europea, è stato implementato al fine di proteggere il valore aggiunto di una ricerca e produzione volta a preservare la qualità e l’investimento sul territorio europeo, in termini di risorse, localizzazione e mantenimento delle strutture produttive che godono di fortissimi e profondi valori “culturali” e “innovativi” . Il concetto è quello di premiare  non solo chi vuole ridurre i costi dei fattori di produzione, ma chi in sintesi mira ad innalzare il livello competitivo e ad uscire dalla logica della competizione di prezzo, aggiungendo valore, risparmio energetico, innovazione e prospettiva di lungo periodo. Il mercato che non sarà regolamentato con la premiazione di chi investe in valore e tecnologia, innovazione e risorse umane localizzate,  rimarrà un segmento di mercato interessante e forse ancora preponderante, ma destinato ai prodotti meno “evoluti” e quindi  di origine extra Europea, dove tutto si gioca sul filo del costo e del prezzo, in una rincorsa al ribasso.

 

Infatti la politica europea ha inteso la politica ambientale come elemento di competitività (la cosiddetta knowledge economy – l’economia della conoscenza), una concorrenza basata non sul prezzo, bensì su un insieme di regolamenti e discriminanti, che favoriscono una produzione di qualità attenta all’ambiente che non solo fornisce il prodotto al mercato, ma che si occupa della manutenzione e dismissione dello stesso in un’ottica di ciclo di vita. Questo implica una economia che somma le caratteristiche ambientali alle classiche specifiche considerate in fase di progettazione dei prodotti/sistemi. Tale politica è realizzata attraverso un quadro di riferimento chiaro e univoco, fatto di normative, incentivi e disincentivi, strumenti, fonti informative che guideranno la collettività verso scelte produttive e di consumo più sostenibili.

 

Le istituzioni europee hanno sviluppato strumenti operativi come la cosiddetta politica integrata di prodotto (IPP) che ha portato all’approvazione di diverse direttive, quali ad esempio per il riciclo (RAEE, ROHS 2004), la direttiva nota come EUP (prodotti utilizzatori di energia, 2005) ed il 7° Programma d’azione Ambientale della UE. Queste iniziative mirano ad identificare un prodotto immesso nel mercato comunitario (ma analoghe iniziative sorgono al di fuori della UE) nella completezza del suo ciclo vita e a comunicarne i riflessi sull’ambiente, in termini di consumo di risorse e di inquinamento. In quanto non sempre è vero che efficienza energetica equivale a riduzione delle emissioni dannose all’ambiente.

 

La comunità europea è conscia che investimenti in ottica di qualificazione ambientale da parte delle imprese possono reggersi solo con una spinta molto forte da parte del mercato ed in particolare attraverso la leva della domanda pubblica (l’impresa sarà “costretta” a percorrere tale strada, dato che progressivamente il GPP diverrà nei prossimi mesi il sistema di riferimento per gli acquisti della PA e sarà specificamente richiesto uno strumento di riferimento di qualificazione ambientale nella documentazione obbligatoria). L’esperienza ha mostrato come non si manifesta quasi mai una convinzione particolare dell’azienda in tale direzione, dato che etica e cultura sono molto spesso puramente argomenti di marketing aziendale a cui non fanno seguito effettive azioni a causa dei costi sottintesi. Il problema è tradurre un aumento dei costi produttivi in effettiva elemento qualificativo di vantaggio competitivo nei bandi pubblici. Se le PA continuassero a premiare il prezzo e l’efficienza nei propri Bandi, senza guardare al lungo periodo, al ciclo di vita, all’effetto sull’ambiente, alle ricadute sul Pianeta, e molto più concretamente sui propri “elettori”, non ci sarebbe quasi mai spazio per aziende che investissero in questa direzione, e dovrebbero cercare mercati altrove, premianti una filosofia aziendale green.

 

La volontà di coinvolgere l’intero sistema di produzione e consumo per attuare la strategia verso la produzione ed il consumo sostenibile (SCP) ha portato negli scorsi anni la comunità europea a mettere a punto un quadro giuridico di riferimento per gli acquisti verdi GPP (vedi box di approfondimento 1) e la definizione di “indicazioni tecniche” (chiamate criteri ambientali mini – CAM) del piano d’azione nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione (ovvero piano nazionale d’azione sul green public procurement – PAN GPP), sia generali che specifiche di natura prevalentemente ambientale e, quando possibile, etico-sociale collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, criteri premianti della modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) che, se recepite dalle “stazioni appaltanti”, saranno utili a classificare come “sostenibile” l’acquisto o l’affidamento (vedi box di approfondimento 2).

 

Quadro giuridico di riferimento attuale GPP
Gli acquisti pubblici verdi (green public procurement GPP) sono uno strumento importante per la diffusione sul mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica.
Per questo motivo diversi documenti e atti ufficiali (Comunicazione interpretativa (COM (2001) 274) “Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti”, Manuale sugli appalti verdi, “Acquistare verde! Un manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili”, agosto 2004, a cura dei Servizi della Commissione Europea) della Commissione Europea hanno supportato l’inserimento di considerazioni ambientali nelle procedure di acquisto pubblico prima ancora che la materia degli appalti pubblici fosse riformata con le Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE che hanno introdotto l’esplicita facoltà di inserire considerazioni ambientali nelle procedure d’acquisto.
Le Direttive 17 e 18 del 2004 hanno riconosciuto la valenza degli aspetti di tutela ambientale e sociale subordinando il principio di economicità alla valorizzazione di tali criteri ed esplicitando sia la possibilità sia le modalità con le quali un’amministrazione può procedere in modo giuridicamente corretto ad effettuare acquisti ambientalmente sostenibili.

 

Il legislatore nazionale con il D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, Codice dei contratti pubblici, ha recepito le Direttive comunitarie. Alcune prescrizioni che si applicano al GPP, recepite dal D.Lgs. 163/2006, sono contenute in:
– art. 40 e art. 42 sulle capacità tecniche e professionali (art. 48 Direttiva Europea 18/2004);
– art. 44 sulle norme di gestione ambientale (art. 50 Direttiva Europea 18/2004);
– art. 58 che inserisce le componenti di sostenibilità ambientale tra quelle che permettono di considerare un appalto “particolarmente complesso” e quindi di ricorrere al “dialogo competitivo”; art. 69 sulle condizioni di esecuzione dell’appalto (art. 26 Direttiva Europea 18/2004);
– art. 83 “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

 

Occorre anche ricordare specifiche iniziative del governo come il piano d’azione italiano sull’efficienza energetica predisposto, ai sensi della Direttiva 32/2006 CE, dal Ministero dello Sviluppo Economico per centrare il target previsto dalla direttiva europea, cioè il 9% di risparmio energetico entro il 2016. In tale piano è richiamato tra l’altro l’impegno a promuovere programmi di investimento per migliorare l’efficienza nel campo dell’illuminazione pubblica e finanziamenti per favorire la diffusione del relativo servizio energia.
Con decreto interministeriale MATTM – MEF – MISE (prot. dec/gab 135/2008 del 11 aprile 2008) è stato adottato il “Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement – PAN GPP”, redatto ai sensi dell’art. 1 comma 1126 della legge n. 296 del 2006, Finanziaria 2007.
Al paragrafo 4.3 il PAN GPP prevede la definizione di criteri ambientali minimi per 11 categorie merceologiche, allo scopo di agevolare le stazioni appaltanti pubbliche nel mettere in pratica il GPP e favorire il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale.
Tra le 11 categorie di prodotti e servizi vi è quella denominata “servizi energetici” che comprende:
– l’illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici,
– l’illuminazione pubblica;
– la segnaletica luminosa.

 

Quadro di riferimento dei criteri ambientali minimi
Legge 296 del 2006, Finanziaria 2007, comma 1127. Viene definito un elenco di 11 categorie merceologiche, rientranti nei settori prioritari di intervento per il GPP, per le quali devono essere definiti gli obiettivi di sostenibilità ambientale:
– Arredi (per ufficio, scolastici, per archiviazione, sale lettura);
– Gestione dei rifiuti;
– Servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento edifici);
– Cancelleria (carta e materiali di consumo);
– Ristorazione (gestione mense e forniture alimentari);
– Servizi di gestione edifici (servizi di pulizia e materiale per l’igiene);
– Trasporti (servizi di trasporto mobilità sostenibile);
– Edilizia (costruzione e ristrutturazione, manutenzione strade);
– Servizi urbani e del territorio (verde pubblico);
– Elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche, telecomunicazioni);
– Prodotti tessili e calzature.

 

Il Piano d’Azione Nazionale per gli Acquisti Verdi prevede la definizione di criteri ambientali minimi per tali categorie merceologiche, allo scopo di agevolare le stazioni appaltanti nel mettere in pratica il GPP e favorire il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale.

 

I Criteri Ambientali Minimi garantiscono i seguenti requisiti:
– rispetto dei principi della normativa sugli appalti (trasparenza, non discriminazione…) e degli specifici requisiti previsti per la definizione delle specifiche tecniche, dei criteri premianti, dei mezzi di prova;
– adeguato riscontro sul mercato italiano ed europeo;
– visione su intero ciclo di vita del prodotto (incluso uso e analisi del fabbisogno).

 

I Criteri Ambientali Minimi supportano in particolare la realizzazione di gare con il criterio dell’offerta economicamente vantaggiosa, prevedendo criteri di aggiudicazione premianti e non precludendo la facoltà delle stazioni appaltanti di inserire criteri più restrittivi, in base al proprio mercato di riferimento e alla propria esperienza pregressa in ambito di gare “verdi”.

Criteri Ambientali Minimi sono definiti nell’ambito delle attività del Comitato di Gestione GPP / IPP istituito con DM 185 del 18 ottobre 2007, coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

 

Il Comitato opera attraverso gruppi di lavoro specifici che analizzano e selezionano i criteri ambientali minimi seguendo una procedura che prevede momenti di approfondimento e confronto con i rappresentanti dei produttori interessati; una volta definita la proposta di criteri, essi vengono presentati per un confronto allargato al Tavolo di lavoro Permanente PAN GPP.
Tutti i riferimenti normativi sopra citati nonché gli stessi Criteri Ambientali Minimi e i relativi documenti di background sono presenti sul sito www.dsa.minambiente.it/gpp.

 

Per consentire la massima flessibilità nell’utilizzazione nelle procedure di acquisto, sono stati definiti criteri ambientali di due tipi:
– criteri ambientali minimi, che corrispondono a specifiche tecniche che debbono essere rispettate al fine della classificazione della procedura d’acquisto come “verde”;
– criteri ambientali premianti, che corrispondono a caratteristiche migliorative dal punto di vista ambientale, ai quali possono corrispondere punteggi premianti ai fini dell’aggiudicazione della gara.

 

Tutto questo non pregiudica la facoltà delle stazioni appaltanti di inserire nei propri bandi di acquisto criteri maggiormente ambiziosi e quindi più restrittivi, corrispondenti a prodotti e servizi migliori sotto il profilo delle prestazioni ambientali, sulla base di quanto eventualmente offerto dal mercato di riferimento e della loro esperienza pregressa in materia di appalti “verdi”.

 

a cura di
Ing. Alessandro Battistini – AssoSCAI (associazione per lo sviluppo della competitività ambientale di impresa) – GDL “Servizi Energetici” – GDL “Illuminazione pubblica” – PAN GPP
Dott. Franco Bertini – International Sales Manager e Consulente, coautore “Libro Bianco” AssoSCAI

 

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Nell’immagine di apertura, Piazza Saffi a Forlì. Foto: Paolo Vernocchi

 

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