Illuminazione pubblica. L’evoluzione dei criteri ambientali: procedure e metodologie

Pubblichiamo la seconda parte (leggi la prima parte) dell’articolo “Illuminazione pubblica. L’evoluzione dei criteri ambientali per gli impianti nelle pubbliche amministrazioni” dell’Ing. Alessandro Battistini e del Dottor Franco Bertini.

 

Procedura e metodologia seguita per determinare i cam illuminazione pubblica
I Criteri Ambientali PAN-GPP vengono definiti dal Comitato di Gestione GPP/IPP. Il Comitato, previsto dal PAN GPP, è stato istituito con DM 185 del 18 ottobre 2007 (come tale sostituto dal DM n. 33 del 15 aprile 2009) ed è coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Il Comitato opera attraverso gruppi di lavoro specifici seguendo una procedura, descritta nel PAN GPP. Per la definizione dei criteri ambientali per l’illuminazione pubblica il Comitato ha costituito un gruppo di lavoro di esperti di organizzazioni pubbliche e private che, con il coordinamento dell’ARPA Emilia Romagna, ha messo a punto una prima proposta di criteri. Tale proposta, dopo esame da parte dello stesso Comitato ed acquisizione del parere del Tavolo di lavoro Permanente è stata inviata al Ministro dell’ambiente e da questo ai Ministri dell’economia e dello sviluppo economico per l’approvazione definitiva e l’adozione. Attualmente i CAM illuminazione pubblica, in seguito all’approvazione degli stessi da parte del comitato di gestione sono pubblicati sul sito del ministero dell’ambiente e della tutela del mare (criteri ambientali in via di definizione).

 

Come ben sappiamo, l’illuminazione pubblica ha come obiettivo prioritario la sicurezza degli utenti a cui deve consentire una corretta visione. A questo fine gli impianti di illuminazione pubblica debbono rispettare la legislazione e le norme vigenti, sia nazionali che locali, in particolare in materia di ambiente ed in relazione alla sicurezza dell’utilizzo e alla qualità ed affidabilità della prestazione. La norma UNI 11248 “Illuminazione stradale – Selezione delle categorie illuminotecniche” individua le prestazioni illuminotecniche degli impianti di illuminazione atte a contribuire, per quanto di pertinenza, alla sicurezza degli utenti delle strade. Tale norma fornisce le linee guida per determinare le condizioni di illuminazione in una data zona della strada, identificate e definite in modo esaustivo, nella UNI EN 13201-2 (“Illuminazione stradale – Parte 2: Requisiti prestazionali”), mediante l’indicazione di una categoria illuminotecnica.
I “Criteri ambientali minimi per l’acquisto di apparecchiature, impianti e materiale di consumo per illuminazione pubblica” hanno lo scopo di promuovere l’adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica esistenti o la realizzazione di impianti nuovi che, nel rispetto delle esigenze di sicurezza degli utenti, abbiano un ridotto impatto ambientale in un’ottica di ciclo di vita, in particolare attraverso:
– l’ottimizzazione dell’uso delle risorse energetiche;
– l’eliminazione di sostanze pericolose sia per l’ambiente sia per la salute dell’uomo nei processi e nei prodotti;
– la riduzione dell’inquinamento luminoso.

 

Per tener conto dei diversi tipi di interventi che possono essere attuati dalle stazioni appaltanti pubbliche, i criteri ambientali per l’illuminazione pubblica sono stati divisi in tre sottogruppi:
1. lampade HID e sistemi a Led
I criteri ambientali sono relativi alla sostituzione delle lampade HID (high intensity discharge lamps) e sistemi a LED in un impianto esistente (nella maggior parte dei casi la sostituzione di una vecchia sorgente luminosa con una di ultima generazione richiede la sostituzione anche dei componenti necessari per fare funzionare lampade HID e sistemi a LED). Attenzione deve essere posta al mantenimento delle condizioni di sicurezza dell’apparecchio di illuminazione, infatti la modifica dell’apparecchio rispetto alla configurazione iniziale comporta la perdita della marcatura CE, ovvero delle garanzie di sicurezza verso gli utenti che un apparecchio deve soddisfare per essere commercializzato nel mercato europeo. E’ quindi necessario che ad ogni modifica eseguita sull’apparecchio esistente (cambio sorgente luminosa e/o ausiliari elettrici ecc.), sia emessa una nuova dichiarazione CE, attestante il mantenimento delle condizioni minime di sicurezza verso gli utenti, con assunzione di responsabilità da parte di chi ha eseguito le modifiche stesse.

 

2. Corpi illuminanti
I criteri ambientali sono relativi alla sostituzione dei soli corpi illuminanti, senza modifiche dei relativi supporti.

 

3. Impianti di illuminazione
I criteri ambientali sono relativi alla realizzazione di un impianto ex-novo. In questo caso poiché i consumi energetici dell’impianto dipendono non solo dalle sorgenti luminose e dalle caratteristiche ottiche degli apparecchi, ma anche dalla geometria di installazione adottata, è possibile individuare criteri che consentano le migliori prestazioni ed il minor impatto ambientale.
Non sono stati invece predisposti criteri ambientali per i supporti e gli elementi di fissaggio impiegati negli impianti di illuminazione (pali, mensole per attacco agli edifici, ecc) dal momento che il loro contributo all’GWP dell’impianto non appare significativo. Infatti dall’analisi a ciclo di vita per la categoria Street Lighting (studio MEEUP – Methodology Study Eco-Design of Energy-Using Products, realizzato dal VHK per la Comunità europea) che include, oltre all’apparecchio di illuminazione, anche il palo nella determinazione degli impatti, si evince come l’aspetto energetico è predominante per quanto riguarda l’emissione di Greenhouses Gases (gas responsabili dell’effetto serra). Se allarghiamo la nostra analisi agli impatti dovuti al processo produttivo ed alla dismissione dei sistemi di supporto, si nota come siano estremamente significativi per quanto riguarda l’emissione delle cosiddette polveri sottili (PM), dei composti organici volatili (VOC) e degli inquinanti organici persistenti (POP), responsabili sostanzialmente delle misure di blocco del traffico nelle nostre città.
Non sono stati altresì predisposti criteri ambientali per corpi illuminanti da utilizzare per illuminazione di gallerie e di parcheggi privati, per illuminazione esterna commerciale o industriale o di campi sportivi, o per installazioni luminose per l’abbellimento delle città (per esempio illuminazione di monumenti, edifici, alberi)

 

L’inserimento di specifiche tecniche ecocompatibili all’interno dei CAM che verranno poi impiegate, in seguito all’uscita dei decreti legge, nei bandi di gara e capitolati tecnici, sia come caratteristiche obbligatorie del bene o del servizio sia come requisiti ulteriori di qualità, si è basata quindi su:
– analisi dei riferimenti legislativi e normativi europei nel settore illuminazione pubblica,
– analisi impatto ambientale di un sistema di illuminazione;
– analisi economica sistema di illuminazione su 10 anni;
– analisi tecnologie esistenti e loro evoluzione;
– analisi energetico – prestazionale dei sistemi di illuminazione esistenti (benchmark).

 

In particolare per gli impianti di illuminazione è stata messa a punto un criterio di qualificazione energetica che adotta un indice di efficienza energetica basato sul prEN 13201-5. I livelli di riferimento sono stati dedotti in seguito ad un benchmark delle soluzioni tecnologiche commercializzate nel mercato di illuminazione pubblica europeo nel 2009. L’evoluzione tecnologia dell’ultimo anno e mezzo porta alla necessità di un aggiornamento di tali livelli di riferimento.

 

Conclusioni
In conclusione, il quadro normativo di oggi, per quanto riguarda i Bandi Pubblici nell’illuminazione, ma in generale per tutto ciò che riguarda la collettività (si citava anche il settore delle costruzioni e ristrutturazioni edilizie che è l’altro grande oggetto di tali politiche)  è , per dirla alla Karl Popper, decisamente “un mondo migliore di quanto sia mai stato prima”, con livelli di responsabilizzazione delle PA e delle aziende  consci del problema ambientale che ci coinvolge tutti, e della limitata disponibilità di risorse energetiche con cui abbiamo a che fare nel tempo a venire.
Non ci possiamo lamentare di come stiano cambiando le cose, se guardiamo agli anni ’80 e ’90 dove sviluppo significava solo “crescita” senza cura per la “sostenibilità” di tale sviluppo nei confronti di ambiente e cittadinanza.
Lo stesso fatto che Politiche Pubbliche “ambientali” forti siano in atto anche in Asia, in Medio Oriente, negli Stati Uniti, ci porterà mutatis mutandis, ad un mondo ancora migliore, dove ci sarà spazio per l’estrema ricerca tecnologica e innovativa, per i “leaders” che cercheranno di stabilire paradigmi tecnologici nuovi; ma che  ancora lascerà spazio per le imprese “statiche” che per vari motivi non potranno investire molto, e quindi rimaranno “followers”, ma presenti nel loro mercato. “Followers” che tuttavia  si adatteranno ad utilizzare le tecnologie con 3-5 anni di ritardo e che comunque dovranno cambiare per sopravvivere e non essere relegate a mercati e consumi da “terzo mondo”. In tal modo il circolo virtuoso determinato da una politica pubblica coinvolgerà a scendere tutti i settori direttamente o indirettamente collegati a tali politiche, continuando ad auto-alimentarsi, sino a che la “conoscenza” accumulata dal sistema imprenditoriale e dalla PA, così come dai cittadini , renderà questi concetti parte del processo decisionale e base di partenza per ogni decisione produttiva e di scelta per la collettività, nonché per la scelta della classe politica da parte degli stessi cittadini.

 

a cura di
Ing. Alessandro Battistini – AssoSCAI (associazione per lo sviluppo della competitività ambientale di impresa) – GDL “Servizi Energetici” – GDL “Illuminazione pubblica” – PAN GPP
Dott. Franco Bertini – International Sales Manager e Consulente, coautore “Libro Bianco” AssoSCAI

 

Leggi la prima parte dell’articolo

 

Nell’immagine di apertura Piazza Saffi a Forlì. Foto: Archivio Hera

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