Impianti luce per mostre temporanee: tecnologie, soluzioni e regolazione

L’esposizione temporanea di prodotti in vendita (Figura 3), ma anche le mostre itineranti di beni culturali, nei luoghi del commercio al dettaglio (noti oggi col nome di “temporary store”) oppure in ambito museale (Figure 1 e 2), richiede soluzioni illuminotecniche fornite di particolari caratteristiche funzionali.

In primo luogo, l’impianto deve essere composto da elementi leggeri e poco ingombranti in modo da rendere semplici, rapide e sicure tutte le operazioni di montaggio, smontaggio e trasporto. Ogni lavoro di installazione si articola in una parte meccanica e in quella elettrica. Per entrambe è necessario agevolare il più possibile le operazioni concatenate programmate in tempi ben definiti. Non rispettare i tempi assegnati può comportare onerose penali.

 

Impianti di luce per mostre temporanee: il contributo delle nuove tecnologie

In secondo luogo, la leggerezza deve coniugarsi con la robustezza. Il binomio virtuoso leggerezza/resistenza dovrebbe sempre figurare tra i primi requisiti degli impianti temporanei. Prima che le tecnologie elettroniche ed optoelettroniche si imponessero nel settore illuminotecnico, era arduo raggiungere questo obiettivo, cioè unire in un solo prodotto la leggerezza con la robustezza. Se guardiamo al cuore di ogni impianto di illuminazione, ossia la sorgente luminosa, constatiamo che i tipi tradizionali sono prodotti fragili per loro natura, perché fabbricati in vetro e in leghe metalliche leggere.

Bulbi, ampolle, tubi di scarica sono elementi in vetro di ridotto spessore e gli attacchi elettrici sono realizzati in leghe metalliche a bassa resistenza meccanica. È sufficiente un piccolo urto o una caduta accidentale per danneggiare irreparabilmente la lampada. Non solo il montaggio e lo smontaggio ma anche il trasporto devono essere eseguiti con grande cura e attenzione, badando al controllo di tutte le fasi di imballaggio, movimentazione e trasferimento. Si tratta di problematiche che l’avvento delle sorgenti LED con i relativi alimentatori elettronici ha permesso di ridurre drasticamente. Bisogna riconoscere che è soprattutto l’assenza del vetro a fare la differenza in questo ambito di applicazioni.

 

Impianti di luce per mostre temporanee: le migliori soluzioni illuminotecniche

Rendere facile, semplice, rapido e sicuro tutto il lavoro di installazione dovrebbe essere un obiettivo costantemente perseguito in primo luogo dai fabbricanti di apparecchi. E in effetti bisogna dire che i prodotti migliori si distinguono non solo per le prestazioni funzionali ma anche per gli accorgimenti costruttivi che agevolano il lavoro esecutivo degli installatori. Per esempio, in alcuni casi le operazioni di assemblaggio meccanico non richiedono o limitano l’impiego di utensili, mentre il lavoro sulle parti elettriche è reso più veloce e sicuro con i collegamenti a innesto rapido, con conduttori di ridotta sezione e in regime di bassissima tensione. Questo è già un valido criterio da adottare nella scelta dei prodotti.

Per quanto riguarda la struttura allestiva che funge da supporto meccanico ed elettrico, la flessibilità e l’adattabilità sono le principali prerogative. La soluzione più semplice prevede apparecchi proiettori e diffusori muniti di elementi a staffa, a pinza o a morsetto che permettono il loro ancoraggio a una struttura di sostegno (travi reticolari, “americane”, tralicci). Il limite di questa soluzione sta nell’alimentazione elettrica: ogni apparecchio ha il suo cavo che deve trovare una connessione con l’impianto di rete. Da qui non solo la presenza di tanti cavi quanti sono gli apparecchi ma anche delle relative connessioni.

Più pratica risulta certamente la soluzione a binario o a barra elettrificati nelle versioni classica (Figure 4 e 5) e nelle nuove proposte (Figure 6 e 7). Nel primo caso il binario (un profilo metallico o in materiale plastico ottenuto per estrusione) la connessione con l’impianto di rete avviene solo ad un suo estremo, mentre al suo interno corrono i conduttori a tensione di rete (230 V). Si evitano in tal modo cavi e connessioni vaganti e a vista.

Nelle versioni più recenti (Figure 6 e 7) viene superato il concetto di binario a favore di un elemento lineare composto da due profili che conducono elettricità a bassissima tensione e da un elemento con funzioni di isolamento elettrico. Su questo aggregato di elementi lineari si ancorano i piccoli apparecchi sfruttando la forza attrattiva dei magneti e si ottiene così l’ancoraggio delle fonti luminose al binario. In questo modo la movimentazione degli apparecchi e la loro intercambiabilità sono molto semplificate e quindi agevolate.

Si può dire che i requisiti di leggerezza, robustezza, sicurezza e flessibilità sono da considerare al primo posto per l’illuminazione delle esposizioni temporanee da considerare in aggiunta alle normali specifiche illuminotecniche degli impianti per esposizioni stabili come i livelli di illuminamento, il controllo degli abbagliamenti, la resa cromatica della luce e la riduzione delle emissioni IR e UV.

 

I vantaggi della regolazione negli impianti luce per mostre temporanee

Si consideri, infine, che l’alimentazione elettronica ha reso disponibile per tutti i tipi di LED, indipendentemente dalla loro potenza, la regolazione del flusso luminoso. Si tratta di una funzione che aiuta a risolvere il problema che spesso si pone col variare dei contesti fisici in cui si insedia l’esposizione temporanea. In un nuovo luogo possono cambiare, infatti, le condizioni dell’illuminazione di fondo, naturale o artificiale.

La presenza della luce naturale, sia pure controllata da schermature, ha una sua incidenza che non deve essere sottovalutata, così come il contributo della luce artificiale proveniente da impianti esistenti che restano in attività. Allo scopo di ottenere sugli oggetti esposti gli illuminamenti stabiliti dal progetto, è molto utile poter effettuare la regolazioni dei flussi luminosi emessi dalle lampade. Grazie agli alimentatori elettronici, piccoli e leggeri, è possibile regolare il flusso delle sorgenti LED da zero al 100% mantenendo inalterata la temperatura di colore della luce emessa.

 

articolo di Gianni Forcolini, docente di Lighting Design, Politecnico di Milano

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