Inquinamento luminoso: in Italia bocciamo Cieli bui, in Slovenia e Francia fanno passi da gigante

Il Parlamento Sloveno ha emanato nel 2007 una legge contro l’inquinamento luminoso pioniera in Europa. La Slovenia diviene così uno dei Paesi leader in Europa, un modello per gli Stati che ancora non hanno legiferato in questo campo. Pochi giorni fa la Francia ha introdotto una nuova normativa nazionale che va nella stessa direzione. L’Europa, quindi, si sta muovendo. In parte: alcuni paesi lo fanno più in fretta, alcuni più lentamente. In Italia l’illuminazione pubblica è pari a 105 kWh/persona all’anno, in Slovenia a 83 khW, in Austria a 25 kWh, con le smedesime tecnologie e nessuna ripercussione sulla pubblica sicurezza. Anche se alcuni Comuni italiani si sono già mossi, dal punto di vista nazionale, in Italia, sembra difficile partire: lo ricordiamo, il Governo Monti ha bocciato l’iniziativa Cieli bui. Il provvedimento Cieli bui, riguardante la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica, intendeva ottenere una maggiore sobrietà nei consumi, rimettendosi comunque all’opinione della Commissione stessa. Le norme dell’Operazione Cieli avrebbero fissato standard tecnici delle fonti di illuminazione pubblica, tramite decreto, e di interventi di spegnimento o affievolimento dei lampioni nelle ore notturne.

 

Dovremmo prendere a esempio paesi come la Slovenia e la Francia (senza dimenticare le iniziative, per esempio, di Inghilterra e Svizzera, di cui abbiamo già scritto).

 

In Slovenia, il decreto ha nome “Decreto sulla limitazione dell’inquinamento luminoso dell’ambiente” ed è valido a livello nazionale. Il concetto su cui si basa è: nessuna luce deve essere diretta sopra la linea d’orizzonte ma verso terra. La legge impone inoltre:
– un tetto annuale ai consumi elettrici per l’illuminazione pubblica di 50 kWh per abitante;
– lo spegnimento entro 30 minuti (un’ora in certi casi) dalla chiusura delle luci esterne superflue in impianti industriali, strutture commerciali, uffici e campi sportivi;
– fascio luminoso per i monumenti un metro al di sotto del culmine del monumento stesso;
– insegne pubblicitarie spente dalle 24.00 alle 5.00 del mattino;
– divieto ai fari “da discoteca” diretti verso il cielo;
– multe ai trasgressori da 600 a 12.000 €;
– piano di scadenze per l’adeguamento delle luci esistenti entro il 2017, con step intermedi in gran parte già realizzati.

 

Dal 2007 molti tratti stradali sono stati rinnovati. Una simile razionalizzazione dell’illuminazione pubblica consente risparmi di elettricità dal 40 al 60% e l’illuminazione della strada è addirittura migliore. In dieci anni saranno inoltre risparmiati 10 milioni di €. Tonnellate di anidride carbonica non verranno emesse nell’atmosfera.
Una sola nota: all’epoca la tecnologia a Led non era prevista, poichè non era tanto diffusa quanto lo è oggi, ed era ancora più costosa di quanto non sia oggi.

 

Veniamo alla Francia, che prosegue nel progetto di razionalizzazione dell’illuminazione pubblica e di contrasto dell’inquinamento luminoso. Il governo francese ha infatti varato un nuovo provvedimento che vieta agli edifici non residenziali di rimanere “accesi” esternamente dopo l’una del mattino, a partire dal 1° luglio 2013. Con edifici “non residenziali” s’intendono negozi, monumenti, municipi, uffici pubblici in generale e stazioni ferroviarie. Oltre a case e alberghi, viene esclusa dal provvedimento tutta l’illuminazione stradale.
Le luci interne di uffici e locali commerciali (tra cui i negozi) dovranno rimanere accese al massimo per sessanta minuti oltre l’orario di chiusura. Le vetrine dei negozi, inoltre, dovranno restare spente fino alle 7 del mattino.
Il decreto farà risparmiare una quantità di energia elettrica sufficiente per coprire il fabbisogno annuo di 750.000 famiglie. Parigi taglia l’emissione in atmosfera di anidride carbonica annua di almeno 250.000 tonnellate.

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