Interior design e cinema cult, The Fiction Hotel di Maurizio Favetta

The Fiction Hotel di Maurizio Favetta: il design di interni va al cinema.

di Clara Lovisetti

 

Il cinema, inteso come la rappresentazione effimera di storie illusorie e irreali, è il tema su cui si sviluppa il progetto per l’installazione Fuori Salone 2012 The Fiction Hotel di Maurizio Favetta in collaborazione con il team Kingsize architects, che occuperà da aprile tutto il piano terreno e il cortile dello stabile di via Tortona 26 a Milano. Il progetto si svilupperà su una superficie di 500 metri quadrati, scandita secondo la tipica sequenza di ambienti che si trova in un albergo, ciascuno contraddistinto da un allestimento ispirato a una pellicola particolare e dove la luce e gli apparecchi illuminanti costituiscono un importante elemento caratterizzante, creando effetti particolari o connotando un’ambientazione.

 

Dopo il giardino di ingresso, ecco la reception, dove lo scenario di riferimento è Casino Royale, dove il tema del gioco d’azzardo viene evocato dalle mani – applique che spargono raggi di luce. Qui, come in un vero hotel, ci si dovrà registrare, un aspetto espressamente voluto da Maurizio Favetta, per rendere più “reale” la fiction.
Da questo ambiente si può accedere direttamente alla sala da pranzo, dove si è scelta l’atmosfera delle feste da ballo de Il Gattopardo, con i sontuosi vestiti di pizzo delle dame e gli imponenti lampadari dei saloni delle feste rievocati nelle forme e nei colori dell’allestimento.

 

Tornando alla reception, ecco il tunnel di ingresso che porta alla Lobby Lounge, un percorso luminoso da Star Gate ottenuto con fibre ottiche che ricoprono pavimento e tendaggi, dove sembra proprio di camminare sulla luce come nei dispositivi di teletrasporto che si vedono in certi film di fantascienza.
Arrivati alla lobby lounge, il riferimento è Pulp Fiction, di Quentin Tarantino, rievocato dalle finte macchie di sangue disegnate sulla moquette. Sulla sinistra uno scenario quasi immateriale creato da una parete con vetro specchiato bronzato rigato e intramezzata da fibre ottiche. L’atmosfera è resa ancora più raffinata e intrigante dalle grandi sospensioni a goccia sopra i divani.

 

Che la realtà sia tutta una finzione creata da un computer è il segreto rivelato da Matrix, altro film cult, a cui si ispira la stanza tipo. Da notare qui le lampade da terra sottosopra, che danno un tocco surreale all’ambiente. Nel bagno invece gioco di trompe-l’oeil con le immagini di cielo e nuvole e il pannello il corian bianco a parete che incorpora rubinetteria touch e persino uno schermo TV.

 

Come in ogni hotel di lusso che si rispetta non poteva mancare la zona retail con boutique di lusso, in questo caso una Jewellery Jungle ispirata all’Amazzonia di Fitzcarraldo di Herzog, dove troviamo esposti i gioielli artisti di Mikky Eger. Ultimo tocco cinematografico, di impronta giapponese e omaggio a Ran di Kurosawa, il sistema espositivo Shanghai che ricorda appunto l’omonimo gioco con gli stecchini, collocato nello spazio semiaperto di fronte alla lobby.

 

Come ha spiegato Favetta, “Luogo dell’ospitalità, l’hotel è sicuramente il contesto più idoneo per rappresentare l’immagine riflessa, per creare infinite suggestioni dove realtà e finzione si confondono”. Da questo punto di vista, continua il suo ideatore, “The Fiction Hotel è un contenitore di storie che, dal punto di vista scenografico, fanno riferimento al cinema come espressione formale. Il film tuttavia è solo un pretesto per mettere in evidenza appunto la fiction, cioè la finzione e la precarietà dei nostri spazi razionali”.

 

Nell’immagine di apertura, tunnel di collegamento ispirato a Star Gate, con pareti in fibre ottiche

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