Intervista a Dante Cariboni, Cariboni Group

Il progetto di illuminazione della Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino di Gio Ponti nasce dal desiderio di dare risalto a un edificio che arricchisce il tessuto urbano milanese ma che è stato poco valorizzato. Gio Ponti, grande designer e architetto milanese, ha realizzato questa chiesa per il suo quartiere di residenza, esprimendo con grande originalità la sua idea di edificio sacro.
L’intervento illuminotecnico mira a raccogliere la sfida lanciata dal Maestro, che già negli anni Venti immaginava come l’illuminazione avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella creazione degli edifici e nell’urbanistica. Il progetto vuole aggiungere l’unico elemento mancante alla sua opera, riposizionandola a pieno titolo nel patrimonio artistico contemporaneo della città.
Abbiamo intervistato Dante Cariboni, il Direttore generale di Cariboni Group, azienda che ha sponsorizzato il progetto, che si occupa di illuminazione architetturale ed è leader nel settore dell’illuminazione pubblica e della decorazione funzionale urbana. Cariboni Group è composta dalle società Cariboni Lite e Fivep, e ha compiuto l’anno scorso 101 anni di attività.

 

[1] – Perché la sponsorizzazione della storica Parrocchia di San Francesco d’Assisi al Fopponino, di Gio Ponti?
Una scommessa: riportare alla luce un’architettura di grande prestigio e assolutamente fuori dagli schemi. Quando il Comune di Milano ci ha prospettato la possibilità di collaborare a illuminare un’opera che, grazie all’intuizione di tre giovani e intraprendenti lighting designer (Andrea Mazza, Giusepe Jacobino e Michele Osnaghi), è stata riscoperta, non abbiamo potuto resistere.
L’intervento illuminotecnico ha cercato di interpretare il progetto architettonico di Gio Ponti e di renderlo da una parte più visibile, sottolineandone gli elementi determinanti, dall’altra di proiettarlo nella contemporaneità. In primo luogo si offre una lettura dell’involucro dell’edificio che privilegia gli aspetti formali-figurativi e costruttivi della chiesa, cercando la massima resa del modellato e risaltandone la volumetria e le linee di forza.
L’obiettivo è stato quello di rendere visibile uno straordinario esempio di creatività e ingegno italiani, di sperimentazione ispirata e fuori dagli schemi. L’illuminazione qui è un elemento costitutivo dell’architettura spaziale, e la assiste a creare illusioni di spazi, di stacchi, di alterazioni di volumi, pesi e superfici.

 

[2] – In che modo, in termini pratici, siete riusciti a esaltare le forme “a diamante” (che conferiscono identità alla struttura) delle aperture sulle pareti della chiesa con la progettazione illuminotecnica?
Il bagliore dei tre diamanti centrali, illuminati da corpi illuminanti lineari a sorgenti Led (Led Lite Linear 9X1W-3800 k), disposti su tutto il perimetro di ciascun diamante, nell’intercapedine tra la prima e la seconda pelle della facciata principale, crea consistenze nuove, aspetti nuovi, anche volumi nuovi nello spazio, spazialità luminose, apparenze luminose che si stagliano chiaramente sulla facciata. Qui il flusso di luce emesso dai Led incide sulla superficie intonacata del vano delle finestre diamantate: avendo l’ intonaco proprietà diffondenti, e grazie all’effetto scatola luminosa, emergono prioritariamente i piani esagonali retrostanti, che vengono così colti come occhi del volto architettonico dell’edificio.

 

[3] – Esistono delle tendenze nell’illuminazione architetturale? In base alla vostra esperienza, lunga ben 101 anni, come si è evoluta nel corso del tempo, sia da un punto di vista concettuale che tecnologico?
Non esistono tendenze specifiche nell’illuminazione architetturale di questi anni. Esiste la volontà comune, che fa ormai parte del vocabolario architettonico europeo, di miniaturizzare gli apparecchi in modo che sia visibile solo l’effetto della loro azione, ossia la luce. L’obiettivo è che l’architettura non venga disturbata da nulla, ma anzi valorizzata da effetti luminosi che la vivificano in veste notturna.
Per quanto concerne l’evoluzione nel tempo della/e tendenza/e nell’illuminazione, si sono avute principalmente due orientamenti: il primo negli anni Sessanta-Novanta, quando si riteneva che fosse fondamentale illuminare con grandi quantità di luce, al fine di permettere un’ottima visibilità e una percezione dell’intera opera; il secondo degli anni Novanta-Duemila, in cui invece si giudicava fondamentale illuminare ponendo l’accento sulla qualità, al fine di evidenziare particolari fondamentali per la percezione o ricreare scenari notturni fortemente differenziati da quelli diurni. Le due tendenze, in anni diversi, hanno portato alla generazione di concept di prodotto di volta in volta opposti: articoli estremamente visibili, dai corpi enormi, provvisti di lampade con alte potenze nel primo caso; prodotti estremamente sottili, quasi invisibili, provvisti di sorgenti luminose miniaturizzate nel secondo caso. Le due diverse tendenze sono state d’altro canto generate anche dalla cultura del tempo: i tempi del “dispendio” nel primo caso, in cui si dovevano dimostrare la ricchezza a disposizione e la grande capacità tecnologica dal punto di vista elettrico-illuminotecnico; i tempi del “risparmio” nel secondo caso, in cui si devono raggiungere obiettivi importanti e qualitativi e utilizzare capacità affinatesi dal punto di vista tecnologico.

 

[4] – Quali professionalità impiegate nelle aziende del Cariboni Group? A che tipo di progetti lavorate?
Cariboni Group fonda il proprio credo in uno sviluppo sostenibile delle proprie attività industriali. Un prodotto di illuminazione ricopre un ruolo di primaria importanza nella società moderna e per questo deve essere il frutto di una responsabile attività di ricerca e sviluppo, attenta alle esigenze del cliente, dell’utente e dell’ambiente.
Il rispetto per l’ambiente nasce da un necessario e consapevole cambiamento culturale che tutti i player (il singolo cittadino, il mondo, l’impresa e i governi) devono abbracciare al fine di garantire uno sviluppo sostenibile.
Questa presa di coscienza si traduce nel quotidiano in una serie di azioni tra le quali risultano fondamentali il risparmio energetico, la riduzione di emissioni di CO2 e una migliore gestione dei rifiuti industriali e urbani.
Le scelte illuminotecniche occupano in questo scenario una parte importante, e sostenere soluzioni basate su tecnologie innovative quali i Led, conducono verso il cambiamento auspicato.

 

Nell’immagine, la Parrocchia di San Francesco d’Assisi al Fopponino di Gio Ponti illuminata da apparecchi Led Carboni. Credits: Alessandro Bianchi

 

Per informazioni:
Caribonigroup

 

a cura di Angelica Chondrogiannis

 

Altre immagini (Credits: Alessandro Bianchi): 1 | 2 | 3 | 4

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *