Intervista a Marco Lodola

Marco Lodola non ha bisogno di alcuna presentazione, basterebbe scorrere velocemente le foto delle sue opere, impossibile non riconoscerle. Nonostante l’understatement, infatti, si tratta di un artista che non solo vanta collaborazioni eccellenti, ma che unisce perfettamente la cultura pop alla tradizione colta. Ogni sua creazione ha più livelli di lettura: un’attraente e ironica superficie luminosa e colorata rimanda, per esempio, all’iconografia delle affiches pubblicitarie, oppure alle sperimentazioni futuriste in genere, coltivando sempre una sensibilità particolare per il dialogo tra le diverse espressioni e ricerche artistiche.

 

Perché predilige la luce come mezzo principale di espressione?
Ogni artista si distingue per un proprio “segno” autonomo, marchio di riconoscimento della sua estetica. La luce è segno di un’estetica metropolitana, o “del quotidiano”. Le insegne pubblicitarie e le scritte, arrivano meglio al fruitore se sono illuminate; la luce è il mezzo fondamentale della comunicazione proprio perché costituisce tutto ciò che serve, nell’epoca moderna, a comunicare. Basta pensare ai monitor illuminati e ai recenti touch screen.
Oggi non solo abbiamo la possibilità di illuminare ciò che vogliamo e come vogliamo in mancanza della luce naturale, ma viviamo “immersi” in una città di luci…
Spesso mi ispiro alla musica e ricordo un video dei Duran Duran che mi ha colpito molto: i cantanti diventano stelle luminose viste dal finestrino di un’auto. I fili di luce all’interno delle opere in plexiglas vogliono richiamare questa bellissima immagine, ma anche le costellazioni nell’universo.

 

Mi risulta che abbia detto ad Alberto Fiz: “Mi raccomando, scrivi che sono un elettricista. Io ho una visione proletaria dell’arte. Mi sento realizzato solo quando manipolo i materiali e attacco fili elettrici che, come per incanto, accendono le mie sculture”.
In che modo sceglie i materiali da utilizzare nelle sue opere? E segue le innovazioni del mercato (prodotti di illuminazione ecosostenibile, Led e Oled)?
La scelta del materiale è fondamentale in tutte le mie creazioni. Proprio attraverso l’arte i materiali poveri e urbani si trasfigurano in immagini e forme che reinventano il mondo contemporaneo per riempirlo di colori e riferimenti. È fondamentale che l’artista di oggi sia aggiornato per ottenere il massimo dal minimo, ovvero elevare a opera d’arte qualcosa che nasce dalla manipolazione dei materiali economici che ricordano le insegne dei negozi e le immagini pubblicitarie. La mia è una ricerca estetica che cerca di valorizzare materiali, colori e procedimenti industriali.

 

Le sue opere restituiscono l’idea di un artista che, in fondo, nel realizzarle si diverte, e anche parecchio. Ce n’è una che predilige perché magari ha costituito per lei una sfida, oppure un omaggio a qualcosa che le è particolarmente caro, o ancora una collaborazione con una persona che stima molto?
Mi diverto sempre a realizzare le mie opere ma i lavori che prediligo sono essenzialmente due: il Festival di Sanremo e la Biennale. Il motivo è il confronto tra arte popolare e cultura, come se attraverso l’arte fosse possibile unire questi due mondi senza rinunciare al divertimento e alla bellezza estetica delle opere.

 

È stato definito un esponente, anzi, un cofondatore del Nuovo Futurismo: vuole spiegare in che cosa si è ispirato alla corrente artistica originaria?
Fin dai tempi dell’accademia sono sempre stato interessato al Futurismo, e Fortunato Depero è stato uno dei punti fondamentali di riferimento per il mio lavoro.
Un’altra affinità con il futurismo riguarda la volontà di cambiare l’aspetto della realtà, di ridisegnare il mondo creando un universo psichedelico, Lodolandia appunto. Ultimamente mi sto dedicando alla rivisitazione futurista dell’universo, ma si tratta di un universo metropolitano, attraverso un “make up” dello spazio cittadino in cui le opere vengono ad interagire tramite le loro luci, i colori e le trasparenze.
Le tipiche silhouette illuminate che si arricchiscono di movimento ed azione, sembrano corpi elettrici all’interno della città notturna che arrivano o che vanno verso l’alto.
Se il senso è quello di far interagire le persone con le opere “portate fuori dai musei per stare in mezzo alla gente vera”, non manca l’intento quello di fare il verso ai futuristi. In fondo, “Lasciatemi divertire” era proprio il credo di Palazzeschi.

 

Qual è il suo rapporto con la pubblicità e come è cambiato negli anni? Che cosa (se) le viene chiesto ora di diverso?
Il rapporto tra la mia produzione e la pubblicità, come nella Pop Art, è il legame con la commercializzazione e la fruizione usa e getta alla quale oggi sono sottoposte le immagini, avvicinandosi così alla concezione pubblicitaria del messaggio da trasmettere.
Quello che viene richiesto oggi dalla pubblicità è una fruizione estetica che gode del momento e non lascia strascichi concettuali. Questo perché, a differenza di prima, la gente ha meno tempo ed è più distratta, e una pubblicità deve colpire con un forte messaggio visivo, in cui il fruitore possa riconoscersi e andare alla ricerca di un approccio diretto.
La differenza sostanziale è che non pubblicizzo nulla se non il mio lavoro, utilizzo i meccanismi finalizzandoli alla mia arte.

 

a cura di Angelica Chondrogiannis

Per una presentazione dettagliata dell’artista e delle sue opere si rimanda al sito ufficiale.
Si ringrazia Marco Lodola per la disponibilità.

 

Immagini

Love Me Fender
Scultura a piede bifacciale (200x170x125 cm) esposta nell’ambito della mostra Love Me Fender, dedicata appunto alla casa di produzione di strumenti musicali fondata nel 1946 da Leo Fender, Museo internazionale e biblioteca della musica a Bologna, 2009

Elettrocittà
Opera di Elettrocittà, personale di Marco Lodola. 115x75x12 cm

Manifesto ufficiale per Umbria Jazz 2010
Il manifesto ufficiale di Umbria Jazz 2010, tenutosi a luglio

Scultura luminosa dedicata a The Wall
La scultura luminosa dedicata a The Wall dei Pink Floyd in occasione dell’allestimento in Piazza Duomo, a Milano, del primo Museo del Rock d’Europa, 2009

Rock’n’music Planet
Omaggio ai Beatles, Museo del Rock, Milano, 2009

Hangar, il Balletto Plastico
Hangar, il Balletto Plastico, esposto al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2009

Hippo il Cavallo Alato
Hippo il Cavallo Alato, opera di luce installata davanti alla stazione di Riccione a luglio 2010, a simbolizzare l’unione ideale tra viaggiatore reale e ideale

Fiat Lux
Scultura luminosa alta 5 metri davanti al Mirafiori Motor Village di Torino, dicembre 2009

Swing C’Overland & Co.
Uno dei 15 pezzi presentati in occasione di Swing C’Overland & Co., la mostra allestita a Fiesole in omaggio di Marco Lodola e Renzo Arbore, per celebrare le loro affinità artistiche, 2008. Al centro, Lodola e Arbore

Insegna luminosa del Roxy Bar
L’insegna luminosa del mitico Roxy Bar di Red Ronnie, 2005

Aladdin
Omaggio a David Bowie, scultura luminosa, 210x190x15 cm

 

Nell’immagine di apertura, opera di Elettrocittà, personale di Marco Lodola. 115x75x12 cm

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