La luce della musica

Il progettista Mario Nanni illumina la facciata della Scala di Milano con uno spettacolo di luci. Ha usato per l’occasione la sua Liv, la lampadina a immagini variabili: una luce in movimento, narrativa, capace di modularsi e di trasformare le superfici su cui si appoggia. Si tratta di un sistema di illuminazione che racconta attraverso le superfici e i volumi, componendosi per stratificazioni e creando profondità di campo; modifica i confini della facciata per abbattere con la luce il limite tra il dentro e il fuori, rivelando superfici, strati, passaggi, dando nuove chiavi di lettura agli oggetti statici che compongono l’architettura. Il progetto mira a “portar fuori”, sotto gli occhi di tutti, la magia dello spettacolo che viene vissuto dentro il teatro: non più un’opera al chiuso, ma una rappresentazione per chiunque passeggi e si soffermi in Piazza della Scala.
Dal 6 dicembre, sera della prima, la luce ha aperto il sipario non tra il palco e le poltrone rosse, ma tra l’edificio e la piazza, tra l’opera e le persone. L’illuminazione è cambiata di giorno in giorno fino a trasformarsi, la notte del 25 dicembre, nella luce della Natività. Lo spettacolo esterno ha una durata di 24 minuti, e segue il ritmo che va dall’alba al tramonto, cogliendo aspetti architettonici, simbolici, narrativi e descrittivi legati alla città e ai suoi protagonisti.
Dice Mario Nanni: “Il mio è un gioco di luce, un lavoro dedicato a Milano, in cui la narrazione si sviluppa per metafore di simboli e di luce. I numeri 3, 12 e 24 si ripetono, si compongono e si alternano come i canoni di una sinfonia. Tre sono le finestre che si accendono e segnano l’incipit del racconto; ventiquattro sono le ore della giornata, i minuti del mio spettacolo; dodici sono le mie arti, quelle che ho pensato e identificato studiando la storia di questo luogo, partendo dal teatro come da uno scrigno di sapere e di maestria”.

 

Un interruttore gestisce lo spettacolo, come la bacchetta di un direttore d’orchestra che segna l’inizio, la pausa, il ritmo. Il teatro prende vita nel buio della notte, il palazzo si scopre in funzione del passaggio delle persone che lo animano e che si affacciano alle finestre, lentamente sale una luce da est e si accendono i colori dell’alba che raccontano l’architettura. L’edificio prende forma e volume con il bagliore che lo invade dal basso; gradualmente l’oro e l’arancio dell’inizio della giornata animano il marmo della facciata.
La luce dopo l’alba prende lentamente i toni del bianco e dei colori degli oggetti su cui si posa: sono i colori delle coste dei libri che si calano lungo le modanature e si depositano sulla facciata, creando una nuova architettura in cui i mattoni sono i volumi scritti. All’interno delle finestre, invece, si scorgono dei quaderni bianchi. Ogni libro svela una lettera, che è l’iniziale di ciascuna arte identificata da Mario Nanni: amore, architettura, artigianalità, cinema, danza, luce, letteratura, musica, pittura, politica, scienza, scultura.
Leonardo da Vinci è il primo spettatore di questo lavoro, con la statua che ne evoca la presenza in Piazza della Scala. Tra le specchiature delle finestre passa un battello: è una luce in movimento che scorre sulla facciata come sull’acqua dei Navigli, progettati da Leonardo, e porta un carico di marmo bianco, quello servito per la costruzione del Duomo.
Quattro grandi elementi materici contraddistinguono il ritmo delle evoluzioni di luce nell’arco della giornata: l’acqua, che accompagna il movimento fluido dell’ombra bianca del battello carico di marmo, la terra, che è la materia da cui cresce l’architettura grazie al gioco di luce, il fuoco, che è la luce in movimento delle fiaccole sul cornicione animate dalle lettere delle arti, l’aria come elemento nel quale prende vita il volo.

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