La luce è più lenta dei neutrini? Illuminotecnica.com ha tanti dubbi…

I neutrini possono infrangere la velocità della luce (ovvero 299.792,458 chilometri al secondo)? La notizia si è malauguratamente diffusa alla fine della settimana scorsa, in seguito a un esperimento del CERN. I commenti del Ministro dell’Università e della ricerca Maria Stella Gelmini non ci hanno certo aiutato a capirci qualcosa, ma noi ci proviamo lo stesso. Sul web si trovano i commenti degli esperti, grazie ai quali possiamo tentare di capire se la nostra cara luce è davvero stata superata in velocità, se è vero che i fantomatici neutrini (particelle subatomiche prive di carica) ci hanno superato. Come Redazione di Illuminotecnica ci sentiamo infatti chiaramente e dichiaratamente di parte. Di seguito i dubbi degli scienziati, che ci tranquillizzano e, quindi, facciamo nostri…

 

Attenzione! Se tutto fosse confermato si aprirebbero scenari fino a oggi impensati, non previsti da Albert Einstein, che con la teoria della relatività ha fissato limiti precisi alle nostre insane fantasie. Ricordiamo poi, a nostro vantaggio, che non è la prima volta che qualcuno vede viaggiare i neutrini a velocità maggiore della luce. È accaduto nell’esperimento “Minos” eseguito nei Fermilab di Chicago, durante il quale sono però stati riscontrati errori molto evidenti che hanno invalidato quanto riscontrato.

 

 

Cosa è successo al CERN?
Per arrivare a tracciare l’ipotesi dei neutrini più veloci della luce, gli scienziati del CERN hanno sparato un fascio di neutrini (di tipo muonico) dai laboratori di Ginevra fino a quelli del Gran Sasso in Italia (730 i chilometri di distanza), dove è posto un rilevatore. L’esperimento è stato denominato “Opera”. Nonostante la velocità della luce sia un limite invalicabile, il fascio di neutrini sembrerebbe aver raggiunto il Gran Sasso 60 nanosecondi prima di quanto previsto.
Gli scienziati hanno passato tre anni ad analizzare il risultato ottenuto (compiendo le rilevazioni 15.000 volte).
“Abbiamo provato a cercare tutte le possibili spiegazioni. Volevamo trovare un errore e non ne abbiamo trovati. Quando non trovi nulla sei costretto a esporre il problema e chiedere alla comunità di verificarlo” ha dichiarato il dottor Antonio Ereditato dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), a capo del team che ha svolto l’esperimento.

 

Ma c’è tanto, tantissimo scetticismo.

 

I neutrini più veloci della luce, infatti, non mettono tutti d’accordo, nemmeno gli stessi scienziati che hanno svolto l’esperimento: ben trenta tra gli studiosi che hanno partecipato non hanno firmato la ricerca.

 

“Circa 30 dei 160 scienziati internazionali impegnati nell’impresa non hanno firmato il preprint diffuso prima della conferenza del Cern. Avevano dubbi e avrebbero preferito pubblicarla innanzitutto su una rivista internazionale la quale, prima di accettare il lavoro, lo avrebbe sottoposto al tradizionale vaglio di altri esperti. Ciò mi lascia perplesso, anche se l’esperimento appare fatto bene”, ha dichiarato al Corriere della Sera Marco Gianmarchi del Cnr, coordinatore della fisica astro-particellare dell’Infn di Milano, responsabile del gruppo Aegis sulle ricerche dell’antimateria al Cern e membro dell’esperimento Borexino al Gran Sasso.

 

Il dottor Antonio Ereditato ha confermato le parole di Gianmarchi. “Dopo la conferenza al Cern ho ricevuto 650 email di osservazioni ed è quello che deve succedere. Ciò che abbiamo constatato è sconvolgnete. Per questo prima di tutto ci siamo fatti gli esami all’interno del gruppo secondo le regole standard e poi abbiamo messo ai voti il lavoro svolto. Sapevo che l’articolo preparato era particolare e perciò ho chiesto libertà di coscienza nell’esprimere le personali valutazioni. Il consenso è stato grande ma un certo numero di colleghi per una serie di ragioni personali non lo ha condiviso. Dai nuovi incontri di domani mi aspetto nuove idee soprattutto originali non emerse a Ginevra” (…). “Il mio sogno sarebbe che un altro esperimento indipendente riscontrasse la stessa cosa, solo allora sarei sollevato” ha aggiunto il dottor Ereditato. “Per ora non stiamo dicendo nulla, vogliamo solo l’aiuto dalla comunità scientifica per capire questo folle risultato, perché è pazzesco e con conseguenze che possono essere davvero serie”.

 

Tra i principali punti critici tecnici troviamo invece:
– la sincronizzazione degli orologi atomici al Cesio posti al Cern e al Gran Sasso – una differenza di 2,3 nanosecondi con una tolleranza di 0,9 nanosecondi;
– la natura dei neutrini (muonici);
– la misura effettuata avvalendosi di una versione molto accurata del GPS.

 

Secondo la professoressa Jenny Thomas (High Energy Physics research group) tre sono le potenziali fonti di errore: bisogna misurare in maniera accurata la distanza percorsa e il tempo di percorrenza e bisogna tener conto del “time structure of the accelerator”, ovvero come sono gestiti i protoni usati per produrre neutrini in questo tipo di esperimenti.

 

I fisici non sono però ancora riusciti a spiegarsi come i neutrini sparati dal CERN siano arrivati al Gran Sasso con 60 nanosecondi di anticipo sul tempo previsto.

 

“Prima di gettare nel fuoco le teorie di Einstein vorrei vedere i risultati di altri esperimenti indipendenti” ha dichiarato John Ellis del Cern.
“È possibile che anche se le conclusioni sono accurate, queste non dimostrino che i neutrini viaggiano più veloci della luce ma invece siano la spia di un altro effetto esotico sconosciuto”, ha invece aggiunto David Kaiser del Mit.

 

La fuga di notizie
Ciò che però non è piaciuto a molti è la divulgazione pubblica sui media tradizionali e non specialistici. Un modus operandi insolito soprattutto quando in gioco c’è così tanto e creare un’attesa smodata da parte dei non addetti ai lavori potrebbe essere fuori luogo.
Ehh… questi media…

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