La luce incorporata in soffitti, pareti e pavimenti

Nella gran parte degli impianti di illuminazione l’installazione elettrica e l’ancoraggio meccanico delle fonti di luce (luce incorporata) sono operazioni che riguardano i principali elementi costruttivi dello spazio interno, vale a dire i soffitti, le pareti e i pavimenti. In molti casi gli apparecchi, con le relative lampade al loro interno, sono incorporati in queste componenti architettoniche. I tipi ad incasso per soffittature, per esempio, hanno il corpo nascosto all’interno dell’intercapedine formata dall’intradosso della soletta e dall’estradosso della controsoffittatura. In modo simile si incassano apparecchi nelle pareti e nei pavimenti.

Gli incassi per soffittature sono i più diffusi, ma presentano dei limiti. Con i cosiddetti incassi “profondi”, caratterizzati dalla sorgente luminosa distante dall’apertura ricavata nel controsoffitto – apparecchi chiamati in gergo illuminotecnico “downlighter” – si riesce a illuminare bene il piano orizzontale del pavimento mentre le pareti, sviluppandosi su piani verticali, ricevono meno luce e in modo disomogeneo. Si formano spesso i tipici archi d’ombra  (Figura 1). Lo stesso controsoffitto risulta poco rischiarato. Le lampade sono ben schermate all’interno degli apparecchi e in questo modo si evitano gli abbagliamenti. Con gli incassi che diffondono maggiormente la luce si presenta il rischio dell’abbagliamento e il soffitto assume l’aspetto di un piano punteggiato di aloni luminosi.

Nicchie e gole
Come alternativa agli incassi ci sono le soluzioni in cui la luce viene proiettata su fasce più o meno ampie ricavate in nicchie o gole a sviluppo lineare in soffitti, pareti e, più raramente, nei pavimenti (Figure 2, 3, 4 e 5). Si basano sull’utilizzo delle sorgenti luminose anch’esse a sviluppo lineare. Prima dell’avvento dei LED si usavano i tubi elettroluminescenti (generalmente chiamati tubi “neon”), i tubi fluorescenti e anche le lampade a filamento incandescente di piccolo formato funzionanti a bassissima tensione. I tubi a fluorescenza erano i più utilizzati per la discreta qualità cromatica, la buona efficienza luminosa, la lunga durata e la praticità di installazione e di manutenzione. Si trattava, tuttavia, di lampade reperibili in misure standard e quindi l’impianto doveva prevedere per ogni sorgente tubolare un doppio attacco con i relativi cablaggi, alimentatori e starter. C’era sempre il rischio di avere zone di ombra in corrispondenza degli attacchi a causa della discontinuità nell’emissione della luce. Inoltre era difficoltoso, se non impossibile, collocare i tubi rettilinei in gole o nicchie con profili curvi.

La tecnologia optoelettronica
Oggi si opera con prodotti a tecnologia optoelettronica, in particolare le strip LED (Figura 6). Si presentano come sottili nastri flessibili che fungono da supporto per il cablaggio di una serie di piccoli LED distribuiti regolarmente lungo il loro sviluppo lineare. La larghezza della strip è di circa 10 – 12 millimetri e la sua lunghezza può arrivare ad alcuni metri. Non essendoci vuoti tra le strisce luminose, è possibile installare strip LED aventi lunghezza a piacere, secondo le esigenze dell’impianto. La flessibilità permette la posa anche su superfici a profilo curvo. Si ottiene l’omogeneità dei lux sulle superfici illuminate già quando la distanza tra queste e la strip LED arriva a 5-6 centimetri, se l’interdistanza tra i LED non supera i 12-15 millimetri.

Considerati gli ingombri ridotti, è possibile installare più strip LED, una affiancata all’altra, allo scopo di incrementare il flusso; si dispone così di due accensioni. E’ agevole, comunque, regolare il flusso emesso con alimentatori elettronici di facile reperibilità. Si consiglia di scegliere strip LED con alto grado di protezione (IP 65 o IP66) al fine di mantenere nel tempo l’efficienza luminosa dell’impianto e di agevolarne l’ordinaria manutenzione. Le rientranze di soffitti, pareti e pavimenti sono di solito dei ricettacoli di polveri, in particolare negli ambienti ad uso pubblico, polveri che si depositano sulle sorgenti luminose e ne riducono il flusso in uscita. Nelle strip LED ben protette la serie dei diodi luminosi, il cablaggio e il supporto flessibile, sono contenuti in una robusta guaina trasparente, oppure in un profilo di alluminio o di materiale plastico estruso forniti di schermatura trasparente (Figura 7).

La tecnologia a telo in tensione
Soffitti e pareti diventano potenti diffusori di luce nelle soluzioni basate sulla tecnologia del telo in materiale plastico posto in tensione in modo assumere e mantenere la perfetta planarità (Figura 8). E’ possibile saldare più teli in modo da realizzare ampie superfici piane o curve. Il telo preconfezionato a misura viene fissato al perimetro previo riscaldamento eseguito con apposita apparecchiatura sul posto. Un volta installato, in fase di raffreddamento, il telo si tende da sé senza alcun intervento ulteriore.

Per rendere luminoso il soffitto o la parete così creati si installa una serie di fonti luminose di fronte al lato retrostante, non visibile del telo teso (Figure 9 e 10). Si realizza così la sua retroilluminazione. E’ frequente l’impiego dei LED montati su banda continua (streep LED) disposte secondo linee parallele in modo da distribuire uniformemente i flussi luminosi emessi dalle singole piccole fonti. Usando i LED multichip con emissione multipla nei tre colori primari (rosso, verde e blu) e variando i singoli flussi si ottiene luce di diverso colore o di diversa tonalità del bianco. Il controsoffitto a luce uniforme contribuisce a dilatare visivamente lo spazio, come se una porzione luminosa di cielo fosse ritagliata tra le pareti dell’ambiente.

Nell’immagine di apertura (figura 1). Sulla parete che riceve luce dagli apparecchi incassati nella controsoffittatura si vedono i caratteristici archi d’ombra.

 

di Gianni Forcolini, docente di Lighting Design, Politecnico di Milano

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