Le lampade in vetro soffiato di Siru per una residenza privata a Givat Ada

In una piccola ma pittoresca città israeliana del distretto di Haifa, Givat Ada, sorge una residenza privata circondata dal verde di dolci colline che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Si tratta di un edificio costruito a più livelli suddivisi in ambienti ben diversificati, dove gli spazi interni si estendono e le grandi vetrate mostrano lo splendido paesaggio naturale circostante. Una villa dalla forte identità evidenziata da alcuni tratti caratteristici, in primis la tappezzeria: tappeti longitudinali in stile persiano e carte da parati in stile indiano che riprendono e rielaborano il classico motivo etnico sono posizionati nelle camere da letto e nella zona living. Per restare in tema con il contesto in cui sorge la dimora, i mobili sono stati realizzati con materiali naturali.

Le lampade in vetro soffiato di Siru

Per quanto riguarda l’illuminazione sono state scelte le lampade in vetro soffiato di Siru. Eleganti applique Odalisca in cristallo con lavorazione Baloton sono state installate nella zona notte: la forma della lampada viene ripresa dal pattern della carta da parati che ne sottolinea le linee sinuose, soprattutto in assenza di luce. Ma, appena accese, le lampade creano sensuali giochi di luce dati dai riflessi della lavorazione Baloton, come raggi che colpiscono e si diffondono sui muri adiacenti. I dettagli strutturali della gabbia color oro enfatizzano il design e si sposano perfettamente con il cromatismo tenue della biancheria da letto.

Nel corridoio della scala, da cui si accede ai piani superiori, sono state installate le applique Harem con lavorazione Baloton: questa, unitamente all’utilizzo del cristallo, sono le peculiarità estetiche che accomunano la maggior parte delle lampade presenti.

Le plafoniere Harem e una piantana Classic dalla originale forma di goccia azzurra (l’unica colorata) sono state utilizzate per arricchire il soggiorno. Le applique Goccia e la plafoniera Accademia sono state scelte per arredare l’ingresso.

Foto: Idan Goor

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