Lighting project e sostenibilità. Ave Maria, il recupero di un’imbarcazione fluviale

Territorio. Ave Maria è una nave fluviale che attraversa le foci del delta del Po lungo l’idrovia che congiunge la provincia di Mantova con il mare Adriatico. Un viaggio che, collegando Mantova a Venezia, attraversa città come Ferrara e Adria passando per piccoli centri e isole come Chioggia e Albarella.

 

Essa accoglie un progetto turistico che rientra in un’ampia visione di riqualificazione del territorio, iniziata con la riabilitazione dei canali Fissero e Bianco e che, proponendo un modello di vacanza rispettoso e aderente alle dinamiche del paesaggio, promuove la riscoperta delle vie fluviali del basso Veneto e offre una visione privilegiata di un angolo incontaminato di paesaggio rurale. Ave Maria segue dall’acqua i percorsi ciclabili presenti lungo il corso dei canali, diventando una sorta di hotel in movimento che segue di tappa in tappa l’avanzamento dei turisti. Con questo sistema rende possibile soggiornare lungo il parco del delta del Po, cambiando di giorno in giorno prospettiva, offrendo l’occasione di scoprire una serie di piccoli centri rurali che impreziosiscono il territorio, legati tra loro proprio da questo percorso.
Io stesso disegno della nave è strettamente legato alla morfologia del tragitto che deve compiere: il valore del pescaggio è stato calcolato appositamente per affrontare le differenti profondità dei corsi e le varie altezze degli approdi nei passaggi che collegano il fiume Po con i canali paralleli, mentre le attrezzature che costituiscono le parti cimali della nave sono ripiegabili, in modo da potersi all’occorrenza abbassare in funzione dei ponti.

 

Il progetto
La Nave. Ave Maria, seppur modificando totalmente forma e struttura, nasce dallo scafo smantellato di un’imbarcazione fluviale impiegata nel dragaggio dei canali. Così la prima fase di realizzazione di Ave Maria è cominciata con il rimodellamento ripristino dello scafo e l’assemblaggio di una struttura interna in lamiera progettata per accogliere le varie parti di cui è composto il progetto.
Il risultato finale sarà un’imbarcazione di 41 metri di lunghezza, 7,5 di larghezza con un pescaggio di 1,10 metri organizzata su due ponti. Il ponte di imbarco ospita il parcheggio per le bici impiegate nei percorsi diurni e distribuisce l’accesso agli spazi interni della nave: da una parte conduce al primo blocco di cabine sopracoperta, dall’altra ai locali della cucina e alla sala grande, spazio comune che grazie ad un progetto di arredo dinamico, si adatta facilmente alle diverse attività previste per la sala, da zona pranzo a spazio lounge. Da questa sala si gode del paesaggio circostante attraverso ampie
aperture a tutta altezza e si accede al ponte di comando.
Anche le cabine, che occupano tutto lo spazio sottocoperta, sono state realizzate per poter modificare le loro caratteristiche ed adattarsi alle esigenze di bordo: i letti, progettati ad hoc per questi spazi, possono tutti trasformarsi in letti castello, ogni letto singolo può essere abbinato ad un altro a costituirne uno matrimoniale ed ogni cabina singola può trasformarsi in doppia, grazie alla presenza di un letto a ribalta.
Il ponte sole della nave si trasforma infine in un punto panoramico, grazie alla presenza di balaustre, tavoli e tendalino pieghevoli che possono abbassarsi durante la navigazione e costituire una sala all’aperto quando la nave è attraccata.
Hotel galleggiante. Se la struttura della nave si compone di due parti distinte tra vecchio scafo e nuovo hotel, anche il suo carattere sarà dicotomico: da una parte disegnata secondo le necessità tecniche richieste da un’imbarcazione, dall’altra ragionata per fornire un servizio di grande comodità, cercando di coniugare gli articolati spazi navali con la necessità di creare ambienti piacevoli e facilmente fruibili. La scelta dei materiali e il disegno accurato delle finiture fanno sì da ottenere degli spazi comodi che allo stesso tempo ottimizzino la fase di prefabbricazione e semplifichino le operazioni di manutenzione.
Mobilio e rivestimenti interni sono stati realizzati in compensato marino, la boiserie è stata fissata con borchie che ne rendono facile sia il montaggio che
la sostituzione.

 

Le caratteristiche
Il progetto di illuminazione, in linea con i criteri di sostenibilità alla base della progettazione della nave, si basa su una serie di accorgimenti che sfruttano al massimo la luce naturale, associati ad un uso esclusivo di lampade a led e ad induzione. Tutte le aperture della nave hanno la massima dimensione consentita dai vincoli strutturali per avvantaggiarsi della luce naturale e per poter godere del panorama durante i vari momenti della navigazione. Particolare attenzione in fase di progetto è stata posta al controllo solare: nelle grandi vetrate del salone e delle cabine del ponte primo sono stati impiegati vetri selettivi; per quanto riguarda invece gli oblò delle cabine sottocoperta, la loro forma arretrata rispetto al filo della nave, è stata ragionata sia per schermare la luce solare
diretta, sia per diffondere la luce naturale in profondità all’interno delle cabine. L’illuminazione artificiale dei corridoi è interamente realizzata con lampade
lineari ad induzione e led puntuali in corrispondenza degli accessi alle cabine. Un sistema di controllo interfacciato con un luxmetro esterno, adatta il livello
di illuminazione alla luminosità esterna, ottimizzando la percezione visiva dei passeggeri.
L’illuminazione del ponte sole è stata progettata sfruttando il tendalino pieghevole: esso svolge durante il giorno la funzione di schermo per i raggi solari e durante la notte riflette la luce proiettata dalle lampade ad incasso del ponte stesso.
La sostenibilità del progetto prende forma a due differenti scale: in primo luogo a dimensione territoriale, nell’impiego di aziende presenti nell’area veneta e situate lungo il collegamento tra Mantova e Venezia, zone tradizionalmente dedicate alla produzione navale che possono avvalersi di sapienze artigianali fortemente radicate che costituiscono di per se un valore territoriale. Primo fra tutti il cantiere navale SOGEMI, tra i pochi sopravvissuti nella zona dei laghi di Mantova.
Nella piccola scala saranno invece una serie di accorgimenti tecnici a fornire al progetto un alto grado di sostenibilità: un sistema di climatizzazione in grado di riutilizzare le proprietà termiche dell’aria esausta e l’impiego esclusivo di illuminazione a LED sono tra gli espedienti che permettono di minimizzare il dispendio energetico, mentre sistemi come quello di depurazione delle acque reflue contengono l’impatto dell’imbarcazione su un ecosistema già di per se pieno di complessità.
Ave Maria è inoltre la prima imbarcazione fluviale in Italia ad essere stata costruita seguendo le normative europee sulla sicurezza e ad essere certificata dall’ente internazionale Bureau Veritas.
Le fasi di prefabbricazione hanno permesso di separare le fasi di realizzazione in modo tale da ottimizzarne i tempi e conseguentemente diminuire i costi. I blocchi impiantistici, che costituiscono un nodo di grande complessità in un progetto dalle normative ferree e dagli spazi ridotti, sono stati realizzati interamente fuori opera. Queste caratteristiche sono state possibili grazie ad un disegno accurato dei dettagli e alla prefabbricazione di tutte le unità; le cabine ed i bagni sono stati composti fuori opera con elementi appositamente disegnati, in modo da poter essere strutturalmente indipendenti e poter semplicemente essere inserite all’interno della struttura dell’imbarcazione.

 

Traverso-vighy: lo studio di progettazione 
Lo studio traverso-vighy, con sede a Vicenza, è stato fondato nel 1996 da Giovanni Traverso e Paola Vighy. Si interessa alla relazione tra luce ed architettura e
alle componenti tecnologiche nella costruzione edilizia. Giovanni Traverso e Paola Vighy si laureano in Architettura allo IUAV –Venezia nel 1994 specializzandosi in design della luce con un master in Science in Architecture”Light and Lighting” alla Bartlett School, University College of London.
La preparazione nel disegno del dettaglio tecnologico-architettonico e nelle tecniche di illuminazione ha permesso allo studio di occuparsi di progetti su diverse scale: dal Salvagnini Technical Center a Izumi-Giappone, al masterplan per il Palermo Airport Retail.
Tutti i loro progetti sono sviluppati in modo sperimentale, testando la fase di design della luce con modelli a diversa scala e sviluppando la progettazione architettonica attraverso un confrondo costante tra artigianato locale ed eccellenza tecnologica. I loro lavori sono stati di recente raccolti nel volume edito da Umberto Allemandi “Space made light, Traverso-Vighy 1994-2009”.
Giovanni Traverso e Paola Vighy insegnano al Vicenza Institute of Architecture, University of Florida e all’Istituto Superiore Architettura
d’Interni-ISAI a Vicenza. Giovanni Traverso è Director of Sustainability per PLDA-Professional Lighting Design Association.

 

Nell’immagine di apertura una foto di A. Ferrero

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