Lighting project, l’illuminazione dell’acquedotto di Solopaca

Nelle immediate vicinanze di Solopaca, in provincia di Benevento, l’acquedotto della città, un luogo sui generis che offre la possibilità di trascorrere momenti romantici a stretto contatto con la natura.

 

L’ingresso del serbatoio idrico, infatti, completamente riconfigurato dall’artista Mimmo Paladino, è divenuto un’opera d’arte di rara bellezza capace di regalare sensazioni intense, a forte impatto emozionale.
Un enorme cuore di graniglia blu cobalto, prodotto dalla tintura con la quale il famoso esponente della Transavanguardia ha cicatrizzato i tagli funzionali inferti alla montagna, si apre nella roccia rendendosi visibile a notevole distanza tra il verde dei boschi e l’azzurro del cielo; al suo interno, la luce con i suoi lievi bagliori si fonde con gli ingredienti naturali del luogo preservando inalterata l’atmosfera soffusa.

 

Per la realizzazione del progetto di lighting design, firmato Cannata&Partners, Filippo Cannata e il suo team di collaboratori hanno dovuto scontrarsi con una serie di problematiche.
Innanzitutto l’ubicazione del luogo, situato in alta montagna, sul Monte Pizzuto, a 580 metri d’altezza, dove l’inquinamento luminoso è pari a zero e dove il fascino della luna e delle stelle al calar del sole regna sovrano; poi la salvaguardia di specie animali classificate come protette, imposta da una segnalazione del WWF relativa alla corrispondenza tra la posizione del sito oggetto di intervento e la traiettoria di migrazione di particolari specie di uccelli in via di estinzione; infine l’interazione con le altre figure coinvolte nel progetto la quale richiedeva che il gruppo si interfacciasse non semplicemente con un tecnico, un architetto, ma con un artista internazionale del calibro di Mimmo Paladino.
L’impiego di tecnologie non invasive e “l’ascolto” dell’opera del maestro e della natura, ha consentito a Filippo Cannata di vincere la sfida che gli era stata posta.

 

L’intervento di illuminazione si caratterizza, principalmente, per la forte volontà di non interferire con l’ambiente circostante salvaguardando la bellezza degli effetti e dei riflessi generati dalla luce naturale. A tal fine è stata volutamente ed accuratamente evitata ogni forma di amplificazione o effetto speciale, lasciando che la natura faccia da protagonista mentre la luce artificiale svolge una funzione secondaria, accessoria, di accompagnamento.
La luce, intesa come leggero rischiarimento di sottofondo, si unisce in sincrono al movimento lento della luna. I due diversi momenti di illuminazione previsti, contrazione (sistole) ovvero luce di sottofondo e distensione (diastole) ovvero luce più intensa, sono in stretta relazione alle quattro fasi lunari: luna piena – illuminazione minima; assenza di luna – luce massima. E tra loro le due variazioni intermedie. Periodicità e ritmicità della terra si allineano a quelle della luna e l’opera trae il suo fascino, il suo valore artistico, il suo stesso significato proprio da questo rapporto, da questo dialogo tra luce artificiale e luce naturale che alterna sequenze di toni pacati a modulazioni ed espressioni più decise dell’uno e dell’altro interlocutore.

 

L’impiego di fibre ottiche e sorgenti led ha consentito di raggiungere due obiettivi fondamentali, una rilevante riduzione dei consumi energetici e un significativo abbassamento dei costi.
Il progetto, infatti, in linea con il principio della sostenibilità ambientale, si caratterizza per la presenza di apparecchi discreti, affatto invasivi, che garantiscono i più elevati livelli di durabilità oltre che la riduzione dei consumi elettrici ai minimi termini, ciò produce un’enorme dilatazione dei tempi di manutenzione dei corpi illuminanti con la conseguente eliminazione degli oneri e delle problematiche relativi allo smaltimento.
L’intervento realizzato non interferisce con la luminosità del cielo, anzi lo attira in una danza primigenia fatta di luce serotina e acqua. I diversi elementi si fondono in un’unica scena e l’emozione assurge al ruolo di protagonista assoluta. La parte è annullata dal tutto e ogni cosa diviene possibile.

 

Crediti
Committente: Alto Calore Servizi spa  – Ing. Oreste Montano
Progettazione artistica: Mimmo Paladino
Lighting design: Cannata & Partners – Filippo Cannata, collaboratore Nicola Fiorillo
Fotografo: Pasquale Palmieri

 

Su Illuminotecnica.com avevamo già dedicato un articolo al progetto: leggilo

 

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