L’illuminazione della Chiesa di Sant’Agostino di Volterra: luogo di culto e museo

A seguito del trasferimento nella Chiesa di Sant’Agostino di Volterra del Museo Diocesano d’Arte Sacra la chiesa è stata adeguata alla nuova funzione museale pur rimanendo luogo di culto. Infatti ha conservato i dipinti, i reliquiari, gli arredi e le varie suppellettili sacre nel luogo per il quale furono concepite e prodotte, insieme ad un cospicuo corpus di manufatti artistici provenienti dalla Diocesi di Volterra. Peculiarità, questa, che rende il Museo un unicum nel panorama italiano e che anche nel percorso espositivo ha voluto mantenere e valorizzare l’impianto architettonico della chiesa e il suo corredo di opere: una pedana centrale come un grande tappeto rosso conduce verso l’altare, mentre i dipinti maggiori sono esposti su pannelli collocati a parete tra gli altari laterali.

Le nuove esigenze museali della Chiesa di Sant’Agostino hanno richiesto anche di ripensare completamente l’illuminazione con l’obiettivo di conciliare la conservazione delle opere, la loro fruizione e allo stesso tempo la rilevanza architettonica degli ambienti. Il nuovo impianto illuminotecnico è stato progettato dall’architetto Massimo Iarussi che ha voluto implementare un sistema di controllo e gestione della luce firmato Helvar e progettato da Elettroservice S.r.l., partner esclusivo di Helvar per l’Italia.

Il progetto illuminotecnico

Per conciliare le esigenze museali e liturgiche si è optato per una illuminazione che conservasse il carattere mistico e suggestivo del luogo, scegliendo una luce d’ambiente moderata, che possa guidare il visitatore nel percorso, raccontando gli spazi e le opere, esaltandoli senza essere percepita direttamente.

Elemento caratterizzante del progetto è lo stelo a sospensione realizzato su disegno e costituito da diversi corpi illuminanti regolabili nell’orientamento e nell’intensità luminosa ed equipaggiati con ottiche di diverso tipo. Questi formano una teoria sotto le arcate che separano la navata centrale da quelle laterali, richiamando da un lato gli elementi presenti nelle architetture di questo tipo e dall’altro rimanendo distinti e discreti rispetto all’impianto preesistente.

Per le aree rimanenti sono stati utilizzati proiettori professionali dalla forma sobria, che si mimetizzano con l’architettura e per la navata centrale è stata prevista, oltre alla illuminazione espositiva, anche una illuminazione generale diffusa.

La gestione della luce

Le varie aree del museo sono gestite da un unico sistema centralizzato che fa capo a un DIGIDIM ROUTER 910 di Helvar che attraverso i bus DALI agisce sugli apparecchi illuminanti. In tale modo è stato possibile non solo regolare con precisione, per ciascun apparecchio, l’intensità luminosa più adeguata in funzione dell’oggetto da illuminare, ma anche creare, memorizzare e richiamare attraverso una pulsantiera diversi scenari luminosi per le diverse situazioni di fruizione degli spazi, come per esempio: maggiore o minore presenza di visitatori, il variare della luminosità dell’ambiente in funzione dell’ora del giorno o della stagione, condizioni specifiche di utilizzo per eventi particolari o per operazioni di servizio e manutenzione.

La possibilità di gestire singolarmente ogni corpo illuminante e farli dialogare insieme in funzione dei vari scenari, è il plus principale offerto dal sistema Helvar che consente il massimo della flessibilità e semplicità di utilizzo. Allo stesso tempo il sistema garantisce anche un considerevole risparmio energetico, dal momento che limita l’uso di energia ai momenti e alle quantità realmente necessari, senza compromettere in la godibilità degli ambienti.

Inoltre attraverso la input unit 942 l’impianto di illuminazione è collegato anche a quello di sicurezza, per cui l’accensione dell’allarme del museo, attiva anche la modalità notturna di tutti i corpi illuminanti.

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