Luci nella città: sicurezza, bellezza e ambiente

Negli anni ’80 del XX secolo è cresciuto l’interesse per l’illuminazione pubblica nel contesto urbano. Una nuova concezione dello spazio pubblico, non più visto solo come connessione tra i luoghi chiusi diversi, ma come ambiente vissuto in ogni momento della giornata, giorno e notte, ha conseguentemente preso sempre più piede. Studi sociali e architettonici hanno così suscitato interesse negli addetti ai lavori e ciò ha portato alla sensibilizzazione delle amministrazioni pubbliche e dei progettisti a un tema nuovo rispetto agli anni precedenti, durante i quali l’illuminazione delle città era strettamente legata all’assunto “più luce significa più sicurezza”. In seguito alla diffusione della nuova concezione, l’illuminazione non ha più risposto solo a esigenze di prevenzione del crimine e legate ai parametri imposti dalla normativa tecnica. Anche se, infatti, non ci troviamo di fronte alla sola affermazione della volontà di creare un ambiente accogliente, e non ci si è definitivamente allontanati dal concetto “più luce significa più sicurezza”, esso si è arricchito dal punto di vista estetico: le nuove idee hanno portato nuova linfa e nuove soluzioni che vanno a soddisfare anche l’aspetto esteriore dell’opera. Lo spazio pubblico non viene più considerato solo come un ambiente di passaggio, ma rispondente a esigenze di interazione, comunicazione, valorizzazione estetica, ricomposizione degli spazi pubblici e riqualificazione urbana. La sua importanza è cresciuta, come è cresciuta l’attenzione per le esigenze degli utenti.
I tratti che delineano l’illuminazione urbana così intesa si possono ricondurre a tre principi, non nuovi per gli urbanisti – poiché rappresentano le basi teoriche della riqualificazione urbana: l’attenzione per la specificità dei luoghi, la volontà di coordinamento e progettazione globale nell’intervento, e la centralità delle esigenze e degli usi del cittadino.
In base a quest’ultimo principio, il più importante, il più difficile da soddisfare, il fruitore del progetto assume un’importanza e una centralità che devono essere prevalenti. La luce è la base del triangolo utente/ambiente urbano/luce: essa deve, in definitiva, arredare lo spazio urbano per l’uomo, in funzione delle sue attività e volontà. È a questo punto che le due correnti – illuminazione per la prevenzione del crimine e illuminazione per la creazione di un ambiente, che parevano all’inizio cronologicamente e teoricamente l’una la filiazione dell’altra, separate dal decennio ’80 – convergono nuovamente nella prima, e più antica delle due, concezione della funzione della luce nella città. Se la concezione del progetto deve essere infatti finalizzata a orientare le scelte progettuali, l’iter di sviluppo e la realizzazione all’utente, questo percorso conduce per forza di cose a considerare la sicurezza come a una delle più importanti esigenze del cittadino; ma il cittadino vuole anche sentirsi inserito in un ambiente piacevole.
Le cronache parlano ogni giorno del problema della sicurezza, in particolare nelle città; è un problema che i cittadini avvertono e, in un contesto urbano, l’architettura e l’illuminazione non possono non considerarlo. E lo considerano, con attenzione all’aspetto estetico.
Nel XVIII secolo l’illuminazione pubblica era considerata prevalentemente come una protezione per i cittadini. Varie ordinanze imponevano di portare una lanterna a chi frequentava le strade di notte, attribuendo alla luce la funzione di strumento utile a riconoscere l’altro e a farsi riconoscere e quando, nel XVII secolo, nacque la prima vera illuminazione pubblica a organizzazione centrale, fu inserita nella sfera di competenza della Polizia. Ciò non toglie, naturalmente, che vi fossero soluzioni attente principalmente all’aspetto estetico, come la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, progettata dall’architetto Giuseppe Mengoni e caratterizzata dal peculiare utilizzo della luce naturale. Ma questo risponde a un diverso utilizzo della luce, che in questa sede non posso affrontare.
Un esempio di applicazione delle teorie che legano luce, estetica e sicurezza, è il nuovo piano di illuminazione che coinvolgerà Piazza Repubblica di Milano. La nuova illuminazione valorizzerà l’asse di viabilità centrale, che, con via Vittor Pisani, costituisce la via d’accesso principale al centro, collegando la Stazione Centrale a Piazza della Scala. Verranno inoltre valorizzati gli spazi pedonali, i marciapiedi e i viali d’accesso laterali sui quali si affacciano gli alberghi e le aree verdi. È questo l’esempio di come esigenza di sicurezza ed estetica debbano essere entrambe soddisfatte: il progetto è nato infatti dalla collaborazione del Comune con i cittadini, i Consigli di Zona, la Polizia Locale, l’Assessorato ai Lavori Pubblici e l’Assessorato all’Arredo urbano, e dovrà passare al vaglio della Commissione Edilizia e della Sovrintendenza ai Beni Ambientali. Gli impianti saranno all’avanguardia per la loro qualità estetica e tecnica, oltre che per il loro rendimento energetico. Il nuovo piano infatti prevede l’utilizzo delle luci bianche in sostituzione di quelle gialle, per ottenere una luce migliore in termini di resa cromatica e consumo energetico. La luce bianca dà risalto ai colori e ai dettagli e funziona da deterrente per gli atti di delinquenza.
La Relazione sull’illuminazione e la criminalità – Report Lighting and Crime, pubblicata dall’Institution of Lighting Engineers, Lennox House, 9 Lawford Road, Rugby CV1 2DZ, Regno Unito – conferma che il rischio percepito di criminalità può essere ridotto con l’introduzione di luce bianca. L’illuminazione può ridurre scippi, rapine, aggressioni, furti, atti di vandalismo: in generale, essa riduce la paura della criminalità.
In conclusione, vorrei ricordare l’intervento attuato nel West End di Londra (che comprende Green Park e Sant James Park, ed è delemitata a est dalla City, a sud-est dal Tamigi, a sud da Victoria Street, a ovest da Grosvenor Place, e a nord da Piccadilly), un intervento di manutenzione a ciclo continuo. Il Consiglio municipale deve occuparsi della buona illuminazione dell’area e garantirne sicurezza e comfort. Ogni anno viene sostituito un terzo delle lampade; vengono utilizzate lampade a ioduri metallici che forniscono la possibilità di avere un’illuminazione a basso costo, con eccellenti stabilità e resa cromatica.
In Italia come all’estero, la costruzione di un ambiente pubblico da vivere in ogni momento della giornata, di giorno e di notte, racchiude dunque in sé la necessità di soddisfare due richieste del cittadino: la sensazione di trovarsi in uno spazio sicuro e l’attenzione all’aspetto estetico del luogo. Nel rispetto dell’ambiente. Il tutto realizzato grazie all’utilizzo ragionato della luce.

 

di Giacomo Sacchetti

 

Bibliografia:
G. Forcolini, Illuminazione di esterni, Hoepli, Milano, 1993.
Mottura Giovanna, Pennini Alessandra, Progetti di luce, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2005.

 

Fonti:
www.larici.it
www.archimagazine.com

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