Neutrini più veloci della luce. Una nuova conferma (non definitiva)

Ora ogni fonte d’errore è molto limitata: i neutrini più veloci della luce hanno superato un altro test. Si tratta di dati sicuri e molto precisi, ma non rappresentano ancora la conferma definitiva del fenomeno (leggi qui la notizia di settembre), che potrà arrivare soltanto da test indipendenti, condotti da altri gruppi di ricerca nel resto del mondo.

 

“E’ un altro passo in avanti, ma la vera conferma deve ancora arrivare”, ha detto il fisico Antonio Ereditato, coordinatore del progetto Opera. “Anche questo risultato arriva da uno sforzo collettivo di Opera e dalla forte collaborazione con il Cern”.
Per il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, la conferma ottenuta con i nuovi test, una misura così delicata che ha profonde implicazioni per la fisica, “richiede un eccezionale livello di approfondimento”. Il risultato positivo dei test, ha aggiunto, “ci rende più fiduciosi sulle misure, anche se la parola decisiva può essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche altra parte del mondo”.

 

Anche le nuove misure, pubblicate sul sito ArXiv, sono state condotte dalla collaborazione internazionale Opera nell’ambito dell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso). I neutrini analizzati sono stati quelli inviati dal Cern di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Tuttavia questa volta a percorrere i 730 chilometri che separano il Cern dal Gran Sasso non sono stati grandi “pacchi” di neutrini, ma “pacchetti” notevolmente più piccoli, ossia molto più brevi nel tempo e distanziati: sono lunghi solo 3 nanosecondi e spaziati gli uni dagli altri di 524 nanosecondi.
Sono quindi molto più stretti e separati rispetto a quelli della misura annunciata a settembre: in quel caso i fasci duravano 10.500 nanosecondi ed erano distanziati da 50 milioni di nanosecondi. Gli eventi sui quali si basano le nuove misure sono anche molto pochi, 20 in tutto, ma la loro analisi è tuttavia estremamente significativa perchè questa volta è stato possibile analizzarli uno a uno.
Le nuove misure, che hanno confermato il dato di settembre secondo il quale i neutrini sono di 60 nanosecondi più veloci della luce, hanno permesso quindi di raggiungere un grandissimo livello di dettaglio e, soprattutto rispondono alle obiezioni finora sollevate all’interno della comunita’ scientifica.

 

In pratica, tutte le possibili fonti di errore sono state eliminate, ma ancora manca la conferma definitiva. Questa, secondo gli esperti, potrà arrivare soltanto da esperimenti condotti in modo indipendente da altri gruppi di ricerca. I riflettori sono puntati soprattutto sui test analoghi in preparazione presso il Fermilab di Batavia (Chicago), che spara un fascio di neutrini verso i rivelatori dell’esperimento Minos, distanti 730 chilometri. Nel frattempo la collaborazione Opera continuera’ a lavorare e per il 2012 prevede di utilizzare un nuovo rivelatore del Cern.

 

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