Progettazione luce e contract, intervista a Michele De Lucchi

Ama osservare gli artisti emergenti e trarre spunto dal loro modo di vivere la luce. Architetto di ampio respiro internazionale, svela il suo punto di vista nella progettazione contract. Anna Fraschini intervista Michele De Lucchi

 

 

 

 

 

 

Quali sono i tratti distintivi della sua filosofia progettuale applicata alla luce?
La luce è elemento fondamentale nella progettazione di qualsiasi ambiente: definisce, orienta e caratterizza lo spazio. La differenza esiste tra il trattamento della luce in ambito privato, in un’abitazione, in uno spazio fortemente caratterizzato dalla personalità dei suoi fruitori e uno spazio che nasce pubblico, per ospitare persone molto diverse tra loro, come nel caso di uno spazio contract. Disegno lampade come oggetti a cui attribuisco valori estetici, formali e di utilizzo specifici per spazi con grande personalità, ma quando progetto per musei, alberghi o altri spazi pubblici cerco di far sparire il corpo illuminante per lasciare solo la bellezza della luce. Nell’insieme della fruizione di un ambiente pubblico è la sola luce che deve apparire e servire.

 

Di quali aspetti deve tenere conto un progetto illuminotecnico per il settore contract?
Tendo a progettare illuminazione invisibile quando si tratta di dare luce a spazi ampi e condivisi. Poi però spesso è necessario creare delle zone di luce definita, particolare, specifica, e lì intervengo con lampade dalla luce puntiforme, a faro o con coni di luce ristretta per ottenere l’effetto chiaroscuro. Il passaggio graduale dalla luce diffusa a quella incidente crea benessere alle persone nello spazio.

 

Che ruolo occupa, per lei, la ricerca e l’innovazione in un’ottica di sviluppo di nuovi modi di illuminare?
Un ruolo fondamentale, naturalmente. Amo molto osservare gli artisti emergenti e farmi influenzare da loro sul trattamento della luce. Il modo di illuminare continua a cambiare come cambia l’approccio alla vita, al vissuto degli ambienti, all’idea di ciò che ci fa stare bene e godere dell’architettura.

 

Qual è il suo approccio a un mondo sempre più orientato al risparmio energetico e all’alta efficienza?
Anche la mia lampada più famosa, più diffusa e più venduta, il progetto forse più riuscito che abbia mai compiuto, cioè la lampada Tolomeo di Artemide, ha cominciato a essere prodotta lo scorso anno anche in versione a basso consumo energetico con il Led. È un bene che anche i grandi prodotti possano continuare a essere validi quando riconvertiti a migliori fonti energetiche.

 

Quale, fra i suoi progetti contract realizzati in Italia, le sta particolarmente a cuore?
La Triennale di Milano è, credo, il più intenso e il mio più amato progetto degli ultimi anni… ed è un insieme di spazi grandiosi che ho riportato all’antica bellezza proprio riscoprendo l’importanza della luce: tutto l’impianto illuminotecnico è stato studiato e realizzato con la volontà di dare luce agli ambienti utilizzando soluzioni adatte alla purezza dell’architettura di Muzio. Ho adattato delle lampade a forma di cilindro che integrano, in un unico elemento, il trasformatore e lampadine fluorescenti, per un basso consumo energetico e un’alta resa luminosa. Il disegno regolare e la disposizione geometrica sul soffitto incontrano l’architettura di Muzio senza disturbarla.
Ho poi curato molti allestimenti di mostre d’arte e design e progettato edifici e allestimenti espositivi per musei come il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il Neues Museum di Berlino.

 

E per quanto riguarda l’estero?
Il futuro Hotel Medea a Batumi nella regione di Adjara in Georgia, che verrà costruito sull’area del preesistente Hotel Medea di epoca sovietica. In origine era una struttura di cemento armato a dodici piani, con una forma rigorosamente ortogonale in puro stile socialista, con stretti balconi distribuiti lungo due larghe facciate principali. Il nuovo edificio è traslato in diagonale e non segue la griglia convenzionale, producendo un impatto visivo al primo sguardo. È coperto da una facciata in vetro, con una struttura in metallo a doppia griglia: quella principale è approssimativamente di 2 metri per 6 (e da un forte effetto di verticalità), la seconda griglia è approssimativamente di 2 metri per 3 e corrisponde alla maglia delle finestre. Dal punto di vista illuminotecnico, la sfida è stata bilanciare l’illuminazione naturale di un edificio di vetro con quella artificiale degli ambienti interni e delle stanze e quella delle zone filtro che si creano per il disegno della struttura.

 

 

Chi è Michele De Lucchi
È nato nel 1951 a Ferrara e si è laureato in architettura a Firenze. Negli anni dell’architettura radicale e sperimentale è stato tra i protagonisti di movimenti come Cavart, Alchymia e Memphis. Ha disegnato lampade ed elementi d’arredo per le più conosciute aziende italiane ed europee. È stato responsabile del Design Olivetti dal 1992 al 2002 e ha elaborato varie teorie personali sull’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Ha sviluppato progetti sperimentali per Compaq Computers, Philips, Siemens, Vitra.
Ha progettato e ristrutturato edifici per uffici in Giappone per NTT, in Germania per Deutsche Bank, in Svizzera per Novartis e in Italia per Enel, Olivetti, Piaggio, Poste Italiane, Telecom Italia. Dal 1999 è stato incaricato della riqualificazione di alcune Centrali elettriche di Enel. Per Deutsche Bank, Deutsche Bundesbahn, Enel, Poste Italiane, Telecom Italia, Hera, Intesa Sanpaolo e altri Istituti italiani ed esteri ha collaborato all’evoluzione dell’immagine introducendo innovazione tecnica ed estetica negli ambienti di lavoro. Nel 1990 ha creato Produzione Privata, una piccola impresa nel cui ambito disegna prodotti che vengono realizzati impiegando tecniche e mestieri artigianali.
Il suo studio aMDL ha sede a Milano e Roma. Nel 2003 il Centre Georges Pompidou di Parigi ha acquisito un rilevante numero dei suoi lavori. Una selezione dei suoi oggetti è esposta nei più importanti musei d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone. Nel 2000 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale della Repubblica Italiana dal Presidente Ciampi per meriti nel campo del design e dell’architettura. Nel 2001 è stato nominato Professore Ordinario per chiara fama presso la Facoltà di Design e Arti dell’Istituto Universitario di Architettura a Venezia. Nel 2006 ha ricevuto la laurea ad honorem dalla Kingston University, per il suo contributo alla “qualità della vita”. Dal 2008 è Professore Ordinario presso la Facoltà del Design al Politecnico di Milano e Accademico presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma.

 

a cura di Anna Fraschini

 

 

Nell’immagine di apertura Michele De Lucchi (foto di Ottorino De Lucchi) che “guarda” il progetto, l’allestimento e l’illuminazione del Neues Museum di Berlino, da lui curati

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