Progetto e illuminotecnica, la stazione dell’Alta Velocità di Torino

Il progetto illuminotecnico e l’innovazione tecnologica hanno trasformato la stazione dell’Alta Velocità di Torino Porta Susa in uno spazio urbano in vetro e acciaio.
Punto di forza della nuova stazione, sorta dove c’era la stazione ottocentesca, è l’impianto di illuminazione ideato dalla Disano Illuminazione. L’obiettivo del progetto è quello di creare un “continuum” tra la città e la nuova architettura, trasformando uno spazio sotterraneo in un vero e proprio luogo urbano. La luce naturale filtrata dal vetro della galleria e l’illuminazione rendono la galleria come se fosse una strada coperta, un prolungamento delle vie cittadine.

 

Leggi l’articolo sull’inaugurazione della stazione dell’Alta Velocità di Torino Porta Susa e sul relativo problema della sicurezza, su Architetti.com.

 

Per le capriate della volta di copertura è stato modificato un prodotto standard Disano, il proiettore Elfo. Su ogni capriata sono stati montati 4 proiettori, due a fascio stretto per valorizzare la parte metallica e due a fascio largo per indirizzare la luce verso il basso. Il proiettore Elfo, in versione singola, è stato utilizzato anche per porre l’accento sulle scale mobili, in prossimità dei passaggi pedonali. Inoltre è stato montato sui pali alti 4 metri che illuminano la galleria.
Mentre i tre passaggi trasversali che caratterizzano la stazione, chiamati “cavalconi”, sono stati illuminati da gruppi di 2 o 4 proiettori Agadir. Infine sono stati scelti apparecchi ad incasso Energy e Minilinea, per i parcheggi e per le zone di cuscinetto.
Il nuovo edificio, progettato dallo studio AREP (capogruppo) e dall’architetto Silvio D’Ascia con la collaborazione del Professor Agostino Magnaghi (del Politecnico di Torino), diventa così uno scrigno brillante di acciaio e vetro lungo 385 metri e largo 30, formato da 106 archi con un’altezza variabile dai 12 ai 3 metri al colmo della copertura. La galleria vetrata è realizzata al livello della strada e collega la stazione con la città.

 

Il progetto architettonico è caratterizzato dall’applicazione di tecnologie d’avanguardia. La galleria è rivestita con una pelle vetrata (oltre 15.000 mq), formata da scaglie di vetro che assicurano una ventilazione naturale. Queste sono ricoperte da cellule fotovoltaiche monocristalline, posizionate tra i due strati di vetro, e da cellule serigrafate che hanno la funzione di frangisole.

 

Dettagli tecnici. La struttura metallica della Stazione di Porta Susa è molto complessa e la grandezza dell’architettura e gli sbalzi termici possono provocare una dilatazione delle giunture sulle travi. Perciò non è stato possibile forare la struttura, per collocare l’illuminazione, perché la copertura si sarebbe indebolita. Per questo motivo i proiettori installati sono stati fissati attraverso un delicato montaggio, attraverso un’unica scatola, dove sono state nascoste le basette dei proiettori. Inoltre la scatola è servita anche come sistema di ancoraggio alla volta, con dei sistemi di fissaggio a pressione.
L’illuminazione della copertura attraverso l’utilizzo del proiettore Elfo a due teste (una rivolta verso l’interno del palo e una verso l’alto) garantisce il risparmio energetico. Le performance di questo proiettore in termini di risparmio energetico ed efficienza luminosa si accompagnano ad una lunga durata di 50mila ore. Oltre alle sorgenti luminose d’avanguardia il proiettore dispone di vari sistemi per il controllo della luce, come il controller DMX con memoria interna. Questo sistema consente di memorizzare scenografie luminose e tempistiche.
Inoltre grazie agli accorgimenti tecnologici, e alla luce filtrata dalla stazione di giorno, l’illuminazione artificiale è sufficiente a illuminare l’intera stazione.

 

L’immagine in apertura è di Michele D’Ottavio.

 

Per informazioni
www.disano.it
www.fosnova.it

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