Raee, in Italia molti rifiuti elettronici sfuggono alla raccolta

Si è svolto ieri a Bruxelles il workshop “Come possiamo raggiungere i nuovi target di raccolta?”, organizzato e promosso dal WEEE Forum con la partecipazione di Ecodom, il Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici. L’incontro ha dato la possibilità, per la prima volta, di porre il sistema italiano dei RAEE (i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) al centro di una riflessione a livello europeo.

 

Hanno esaminato la situazione del nostro Paese, nel corso del dibattito:
– Giorgio Arienti (Direttore Generale di Ecodom), che ha presenta una fotografia del sistema RAEE e illustrato il gap esistente rispetto ai nuovi obiettivi posti dalla Direttiva Europea;
– Davide Rossi (Direttore Generale di AIRES, l’Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati) e Filippo Bernocchi (Delegato ANCI alla gestione dei rifiuti e all’energia), che hanno illustrato le modifiche e i miglioramenti di natura normativa, finanziaria e operativa a loro giudizio necessari per consentire al sistema RAEE di raggiungere i nuovi target di raccolta.

 

I dati presentati da Ecodom sono il frutto di una indagine realizzata per conto del Consorzio da United Nations University, Centro Accademico di Ricerca dell’ONU, in collaborazione con IPSOS e con il Politecnico di Milano, che ha quantificato – per la prima volta in Italia – sia i RAEE domestici generati ogni anno da ciascun cittadino, sia le modalità di dismissione di questi rifiuti.

 

I dati sono significativi: a fronte di una quantità di RAEE generati pari a circa 16,3 Kg/abitante, solo poco più di un quarto (4,29 kg/abitante) viene consegnato ai Sistemi Collettivi istituiti dai Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Esiste, quindi, una rilevante quantità di rifiuti elettronici che sfugge al Sistema RAEE, disperdendosi in numerosi flussi “complementari”, gestiti da soggetti che a volte non sono neppure in possesso delle necessarie autorizzazioni, che spesso non si curano dell’impatto ambientale della loro attività e che mai rendicontano alle Autorità le quantità di RAEE trattate.

 

Le tipologie di RAEE che più spesso vengono intercettate dai flussi “complementarI” sopra descritti sono quelle appartenenti ai Raggruppamenti R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni, cappe, scalda-acqua) e R4 (piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica), che hanno un contenuto di materie prime economicamente più rilevante e sono quindi più “appetibili” per soggetti interessati più al profitto che all’ambiente.
Dalla ricerca è emerso inoltre che anche il comportamento dei cittadini non aiuta il nostro Paese a raggiungere gli obiettivi di raccolta fissati dall’Unione Europea: ciascuno di noi, infatti, tiene in casa  oltre 20 kg di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche non più funzionanti, delle quali però – per una serie articolata di ragioni – siamo restii a disfarci. Inoltre, i cittadini italiani ogni anno gettano via una quantità notevole di RAEE (circa 1,6 kg/abitante) in modo non corretto: è il caso per esempio delle piccole apparecchiature – come rasoi, cellulari, radiosveglie ecc. – che spesso finiscono tra i rifiuti urbani indifferenziati.

 

“La ricerca effettuata da Ecodom ha dimostrato che anche in Italia viene prodotta ogni anno una quantità di RAEE in linea con gli altri Paesi dell’Europa occidentale – afferma Giorgio Arienti – ma che poi di questi RAEE, in larga misura, si perdono le tracce. Nei prossimi mesi, con il recepimento della nuova Direttiva Comunitaria sui RAEE, il nostro Paese avrà una straordinaria opportunità per definire un sistema di gestione dei RAEE più efficiente ed efficace, basato su una collaborazione più stretta tra i soggetti che effettuano la raccolta di questi rifiuti (Enti Locali e Distributori) e i Sistemi Collettivi, come Ecodom, ai quali compete la responsabilità di un corretto trattamento dei RAEE”.

 

“Come Associazione dei Rivenditori specializzati di elettrodomestici e di elettronica di consumo – continua Davide Rossi – sentiamo il dovere fare la nostra parte per incrementare la raccolta e avviare a un corretto trattamento tutti i RAEE. L’eccellenza che abbiamo raggiunto, in Italia, da un punto di vista commerciale deve essere compendiata da un adeguato livello di responsabilità ambientale: per questo siamo pronti a lavorare ulteriormente per offrire un alto livello di servizio anche per quanto riguarda la raccolta dei RAEE. Ma certamente non possiamo essere gli unici attori della filiera ai quali non viene riconosciuto per legge il diritto a essere almeno parzialmente risarciti per questo compito, che è non solo oneroso, ma anche talvolta rischioso a causa di norme complesse e portatrici di pesanti sanzioni se infrante anche involontariamente”.

 

“La nuova Direttiva Europea sui RAEE rappresenta una sfida importantissima, che mette in gioco il nostro relativamente giovane sistema di gestione dei rifiuti elettronici, ma che, d’altro canto, può determinare ricadute molto positive, in termini sia occupazionali che ambientali” conclude Filippo Bernocchi, Delegato ANCI alla gestione dei rifiuti e all’energia. “I Comuni faranno sicuramente la loro parte anche nel nuovo scenario, ma dobbiamo cogliere questa occasione per superare il gap informativo, infrastrutturale e amministrativo dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei. Obiettivi ambiziosi richiedono un nuovo approccio, radicalmente diverso, su tutti i fronti: in particolare servono risorse aggiuntive, rese disponibili mediante strumenti di finanziamento corretti e adeguati agli obiettivi. Per questo, riteniamo che con il nuovo Decreto di recepimento debba essere introdotta in Italia una nuova visible fee, equa e sostenibile”.

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