Rinnovabili e fotovoltaico dopo il referendum

Per fortuna che ci sono i cittadini. Il referendum del 12 e 13 giugno ha dimostrato che gli italiani sono molto più lungimiranti e decisi delle persone che li governano. Lungimiranti, si, perché, come si è detto più volte, il nucleare in Italia sarebbe una sorta di tunnel senza fine: iniziare a costruire le centrali significherebbe terminarle nel 2021 (minimo), quando cioè saranno già tecnologicamente obsolete e quindi insicure. Decisi, anche, perché la confusione creata dai governanti sull’energia nucleare e sulle rinnovabili (nonostante il decreto) aveva lo scopo di mettere in difficoltà i cittadini, ma non ha funzionato. Il 97% dei cittadini che hanno votato hanno detto NO al nucleare. È indubbio che il successo del SI dipende (un po’) dal disastro di Fukushima, ma dipende soprattutto dal fatto che i cittadini sanno che (come sostiene Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources, naturalmente e ovviamente soddisfatto del risultato del voto come gli altri operatori del settore rinnovabili) fotovoltaico, eolico e geotermico non possono soddisfare da soli i bisogni energetici del nostro Paese, ma sanno anche la risposta non poteva essere, e non sarà, il nucleare, almeno fino a quando la tecnologia per la fusione nucleare sicura e pulita non sarà una certezza e una realtà. E magari sanno anche che dal 2005 i Comuni che ospitano le centrali nucleari non ricevono i finanziamenti.

 

Nella direzione delle rinnovabili vanno anche le normative regionali per la Certificazione energetica: in Lombardia (BURL n. 23 del 7 giugno 2011 la nuova delibera D.G.R. 31 maggio 2011) e in Valle d’Aosta (delibera di giunta regionale n. 1062/2011) ci sono per esempio novità rilevanti.

 

“La Sardegna ha consegnato il nucleare al passato – ha aggiunto Ugo Cappellacci, il presidente della Regione Sardegna – e ha intrapreso con risolutezza la strada dell’economia verde e delle energie rinnovabili (…). Apriamo una pagina nuova che porti la nostra Isola, non a seguire gli altri, ma a essere all’avanguardia nel campo dell’economia verde e delle rinnovabili e che veda noi Sardi protagonisti di un’azione che rimetta tutti i valori al loro posto: lo sviluppo non si misura in base all’andamento della Borsa o ai guadagni dei super-manager, ma dal benessere, dalla qualità della vita, dalla coesione sociale che sapremo costruire. Per questo la Sardegna ricaccia il nucleare nel passato, si proietta nel futuro e lo fa a modo suo”.

 

Quello che serve oggi, è ancora più chiaro nel 2011, lo era già nel 1987 in seguito al referendum antiatomo, è la creazione urgentissima del Piano Energetico Nazionale che dia finalmente un equilibrio coerente e a lungo termine ai sussidi per le rinnovabili. Illuminotecnica.com si pone in linea con l’appello del Sole 24 Ore: “Cercasi Piano energetico disperatamente, ammoniva solo qualche settimana fa Il Sole 24 Ore. Grande inadempienza della politica, si disse. Un barlume di Piano in effetti c’era. Era nella legge appena abrogata. Rifarne un’altra è ora un obbligo, della massima urgenza”.

 

Il Presidente di Assosolare Gianni Chianetta afferma che “Servono modifiche a conto energia”.

 

E, al centro del Conto energia, e dell’interesse degli italiani, dopo il referendum c’è il fotovoltaico che, come le rinnovabili, va incentivata, con decisione. La Germania fino a poco tempo fa era pro-nucleare. Dopo Fukushima ha deciso, una e una sola volta per tutte, ha preso la strada delle rinnovabili. Fukushima è stato l’input che ha svegliato i governatori tedeschi. Quella tragedia non deve essere il solo motivo del cambiamento, ma ci deve aiutare a capire. Siamo consapevoli che da sole le rinnovabili non possono soddisfare il fabbisogno energetico del nostro paese. Ma il piano energetico è indispensabile, una decisione univoca pure. Una decisione, un’idea chiara. Datecela, soprattutto dopo il referendum.

 

di Giacomo Sacchetti

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