Rinnovabili, l’Italia deve raggiungere gli obiettivi europei al 2020

Sistemare il Quarto Conto Energia, rimetterci mano, “aprendo alla partecipazione degli imprenditori del settore, del mondo ambientalista e anche sindacale”. Lo afferma Massimo Sapienza, presidente di AssoEnergieFuture, associazione di produttori di rinnovabili da sempre contro il decreto Romani e contro il provvedimento del Governo che rende difficile lo sviluppo delle rinnovabili.

 

Continua Sapienza: “non basta citare le rinnovabili come uscita di sicurezza dall’imbuto in cui il Governo si è messo da solo. Le rinnovabili non sono un cerotto sugli errori di programmazione energetica fatti dal Governo. Si convochi immediatamente una conferenza nazionale sull’energia, con i tempi e i modi giusti, per dare un futuro pulito al Paese”.

 

Illuminotecnica.com condivide questo atteggiamento e è d’accordo con tale presa di posizione.
Detto questo, vediamo la situazione delle Rinnovabili in Italia in rapporto al 20 20 20 europeo.

 

Intanto, oggi, 15 giugno, è la Giornata del vento: 29 nazioni la celebrano e questo sginifica che il settore delle rinnovabili, e in particolare dell’eolico, è importante (la giornata è una sorta di chiosa al sigillo popolare del referendum per sottolineare la strada da prendere in campo energetico, in Italia, in Europa, nel Mondo).
75 i Paesi che dispongono di impianti di energia eolica. Nel 2011 saranno installati nel mondo impianti eolici per 45 mila MW che porteranno a 240 mila MW la potenza complessiva (fonte: World Wind Energy Association – Wwea). Il settore nel 2011 è cresciuto del 22,5%, secondo i dati dell’Ewea (l’Associaizone europea dell’energia eolica); nel 2009 la crescita era stata del 31%.
Secondo il rapporto Wwea, alla fine del 2010 la capacità eolica mondiale installata ha raggiunto i 196.630 MW, vale a dire una produzione annua di 430 miliardi di kWh, il 2,5% dei consumi elettrici del pianeta.

 

E in Italia? La potenza eolica installata a fine 2010 era di 5,8 MW (il 2,6% della domanda elettrica). L’industria eolica nazionale ha un tasso di sviluppo del 16% e occupa oltre 100 aziende.
Ecco la situazione vera: molte imprese e 100 mila occupati, fonti pulite installate nel 94% dei Comuni italiani. Le fonti rinnovabili sono tecnologie affidabili. E’ possibile costruire su esse un modello energetico più moderno ed efficiente. Il loro sviluppo può permettere all’Italia di raggiungere gli obiettivi europei al 2020.
Gli impianti per le rinnovabili hanno garantito oltre il 22% dei consumi elettrici complessivi. Occorre andare oltre non solo in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi, creando nuove opportunità per i territori e per i cittadini: cioè, lavoro di qualità e risparmio in bolletta.
E’ questo il quadro delle rinnovabili in Italia, descritto nel convegno tenutosi la scorsa settimana a Roma, a cura di Anev (Associazione nazionale Energia del Vento) e Legambiente nell’ambito delle iniziative del Wind Day.

 

A tal proposito, gli eventi legati alla Giornata del vento si svolgeranno quasi tutti a Roma al Palaenergia e a Villa Borghese, che ospiterà i convegni dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento):
– “L’eolico: sviluppo e occupazione” in mattinata;
– “L’eolico: la rinnovabile pulita, efficiente e disponibile” al pomeriggio.

 

Come sono state recepite le Linee Guida nazionali? 15 le Regioni intervenute per declinare le indicazioni nazionali sui territori. Solo nel caso della Puglia e della Provincia di Bolzano sono state definite indicazioni che per tutti i tipi di impianto. 
Nella maggior parte delle Regioni, ci si è preoccupati di definire i vincoli per le rinnovabili (non è stata un’iniziativa delle Regioni, lo prevedevano le Linee Guida che non fornivano un progetto per accompagnare lo sviluppo nei territori e gestire il confronto con imprese e Enti Locali sulle proposte).
 

 

Per Legambiente bisogna porsi obiettivi concreti che promuovano la crescita e lo sviluppo corretto di tutto il settore, a partire dal raggiungimento degli obiettivi europei entro il 2020, i noti -20 +20 -20 (direttiva 2009/28/EC).
Li ricordiamo:
– 20% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al 1990;
– 20% di incremento dell’efficienza energetica;
– 20% di quota delle rinnovabili nel consumo finale di energia.

 

Cosa occorre fare per riuscirci? Tre cose:
1) patto Governo-Regioni per approvare un piano (previsto dalla Legge 13/2009) per condividere impegni e responsabilità tra le diverse regioni in base alle risorse e alle condizioni dei territori;
2) prospettiva certe per gli incentivi alle fonti rinnovabili di progressiva riduzione verso la grid parity;
3) regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili.

 

Governo, rimbocchiamoci le maniche, partiamo. Il Referendum ci obbliga a farlo.

 

A cura di Giacomo Sacchetti

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