Un’illuminazione “divina”

Sono stati da poco assegnati a Seattle i premi Illuminating Awards 2009 dalla giuria internazionale di IES – Illuminating Engineering Society of North America, importante associazione americana che si occupa di promuovere l’illuminazione sostenibile. Si sono aggiudicati i premi di eccellenza Edwin F. Guth per l’illuminazione d’interni l’edificio Novartis di Basilea e la Moschea di Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan ad Abu Dhabi. Tra i premi di merito per la medesima sezione c’è stato il progetto di illuminazione della Chiesa di Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi, realizzato da Giulio Podestà per Beta Nit, azienda attiva nell’ambito della progettazione, prototipazione, realizzazione e installazione di prodotti custom di genere elettro-ottico-meccanico. Il progetto è stato sponsorizzato dalla Fondazione Endesa.
La chiesa, costruita negli anni Sessanta, era inizialmente povera di opere d’arte e di fregi decorativi, il rapporto tra altezza e larghezza della navata centrale risultava estremamente sproporzionato e il bianco delle pareti sottolineava i difetti della struttura portante. Il progetto si è quindi sviluppato interpretando l’architettura senza renderla monumentale, per evitare di proiettarla in una dimensione che non le appartiene.

I lavori di illuminazione sono iniziati nel 2004 con il rifacimento dell’illuminazione della zona presbiteriale, in occasione dell’inaugurazione del trittico Ultima Cena. In tale occasione sono stati collocati i binari trifase dell’anello sul tamburo della cupola e una serie di faretti di tre differenti tipologie: fascio stretto a ioduri metallici, con la funzione di illuminare gli elementi sacri del presbiterio, fascio medio a ioduri metallici, per provvedere a un’illuminazione di riempimento (generale), e fascio ellittico alogeni, per il trittico.
Un secondo intervento, avvenuto nel dicembre 2005, ha interessato l’illuminazione di due vetrate e di due nuovi dipinti (Il battesimo e L’annunciazione), tutti del Maestro Pettinari. Le prime sono state illuminate con apparecchi fluorescenti stagni collocati sul davanzale esterno del catino absidale.
La base del progetto di riqualificazione del 2006/2007 è l’effetto della luce naturale che scaturisce fluidamente dall’esterno e illumina la chiesa: ambisce infatti a riprodurre gli effetti della luce diurna e notturna per enfatizzare le varie fasi della liturgia.

 

 

L’illuminazione generale della navata è stata quindi pensata per ricordare due lunghe branchie luminose che respirano con l’ambiente stesso, inserendosi armoniosamente nella struttura della chiesa e arricchendola. Queste due fasce perimetrali permettono di accorciare le distanza dal soffitto e addolciscono la sproporzione dell’edificio, rendendolo più avvolgente e a misura d’uomo, avendo nel contempo la funzione di mascherare e direzionare la luce di una fila continua di plafoniere fluorescenti T5 dimmerabili. La fonte luminosa non è percepibile e sembra entrare naturalmente da fessure nascoste da questa vela continua.
Le paraste permettono di incassare ventiquattro faretti orientabili a fascio ellittico per ciascun quadro, tali da evitare riflessioni sulle superfici del dipinto e contemporaneamente non presentare apparecchi visibili. I faretti alogeni illuminano in modo radente e uniforme al fine di veicolare l’intento pittorico.
L’illuminazione della cupola è ottenuta con “cambiacolore” che danno pennellate di colore tali da spezzare le distanze dovute all’elevata altezza rispetto all’altare e rendere l’ambiente più intimo.
Sul soffitto della chiesa è stato ricreato un planetario digitale ad alta definizione, realizzato con sedici proiettori a scarica da 200 W, posizionati sul ballatoio e coordinati da nove computer: in sostanza un sistema di proiezione digitale ad alta risoluzione (7,6 Mpx, superiore allo standard cinematografico noto come 4k) su di una superficie totale di poco superiore ai 400 mq.
Normalmente il planetario ricostruisce il cielo stellato dell’anno zero – la nascita di Cristo – come punto di congiunzione tra chiesa e cielo, una chiesa senza pareti e senza soffitti, solo luce.

Altre immagini del progetto

 

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